La Russia sfrutta Interpol per colpire oppositori all’estero e sfidare il diritto internazionale

26.01.2026 18:45
La Russia sfrutta Interpol per colpire oppositori all’estero e sfidare il diritto internazionale
La Russia sfrutta Interpol per colpire oppositori all’estero e sfidare il diritto internazionale

Abusi sistematici emersi dopo anni di denunce

Il 26 gennaio 2026 sono emerse nuove evidenze su un utilizzo sistematico dei meccanismi di Interpol da parte della Russia per perseguire oppositori politici fuori dai propri confini. Negli ultimi dieci anni, Mosca è diventata il Paese con il maggior numero di ricorsi presentati contro le sue richieste, superando di oltre tre volte la Turchia, seconda in questa classifica. Una quota rilevante dei dossier russi è stata giudicata politicamente motivata e incompatibile con le regole dell’organizzazione, che vietano esplicitamente qualsiasi intervento di natura politica o militare. Il fenomeno è stato documentato anche in un’analisi pubblicata dalla BBC, che ricostruisce l’ampiezza e la continuità di queste pratiche.

Pressioni oltre l’opposizione, fino alla Corte penale internazionale

L’uso strumentale di Interpol non si è limitato agli oppositori in esilio. Dopo l’emissione del mandato di arresto contro Vladimir Putin, Mosca ha tentato di reagire sul piano giudiziario internazionale. Nel 2024 sono stati inoltrati dossier contro giudici e il procuratore della Corte penale internazionale, richieste che sono state respinte ma che hanno segnato un salto di qualità nello scontro con il diritto internazionale. Secondo osservatori legali, questa strategia mira a delegittimare le istituzioni che indagano sui crimini di guerra e a creare un clima di intimidazione anche oltre i confini russi.

Rischi concreti per esuli e dissidenti

Per la diaspora politica russa, questi abusi hanno conseguenze dirette sulla sicurezza personale. Anche un avviso temporaneo può tradursi in arresti preventivi, procedure di estradizione o limitazioni alla libertà di movimento. Almeno 700 persone ricercate dalla Russia hanno presentato ricorsi alla Commissione per il controllo dei file di Interpol, e circa 400 sono riuscite a ottenere la cancellazione delle segnalazioni. Tuttavia, le procedure di contestazione restano lente e complesse, trasferendo di fatto il peso della difesa legale sugli individui perseguitati.

Implicazioni per ucraini e combattenti all’estero

Le stesse dinamiche rappresentano un pericolo anche per militari e volontari ucraini che hanno partecipato alla difesa del Paese. Mosca potrebbe tentare di farli apparire come criminali o estremisti, sollecitando arresti in Paesi terzi durante viaggi per cure mediche, studio o cooperazione internazionale. In assenza di un controllo rigoroso, Interpol rischia di diventare un canale attraverso cui una guerra di aggressione produce effetti repressivi su scala globale.

Credibilità di Interpol sotto pressione

Dopo l’invasione su vasta scala dell’Ucraina nel 2022, Interpol ha introdotto verifiche aggiuntive sulle richieste russe, riconoscendo il rischio di abusi. Nonostante ciò, nel 2024 circa il 90% delle richieste provenienti da Mosca ha superato il primo filtro, con una parte significativa respinta solo successivamente, dopo reclami formali. Il parziale allentamento delle restrizioni nel 2025, deciso senza criteri pubblici chiari, ha alimentato critiche sulla vulnerabilità dell’organizzazione alle pressioni di regimi autoritari.

La richiesta di riforme e garanzie più forti

Esperti di diritto e governi occidentali indicano la necessità di riforme strutturali, a partire da controlli automatici più severi per gli Stati con precedenti documentati di abuso. Viene inoltre sollecitata l’introduzione di meccanismi rapidi di tutela per chi è oggetto di persecuzione politica. In un contesto segnato dalla guerra della Russia contro l’Ucraina, la capacità di Interpol di difendere la propria neutralità è diventata un banco di prova per la fiducia nell’intero sistema di cooperazione internazionale di polizia.

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