Rottura sul ddl stupri, sfuma il patto Meloni-Schlein: da “consenso” a “volontà contraria” con la linea Bongiorno

28.01.2026 01:35
Rottura sul ddl stupri, sfuma il patto Meloni-Schlein: da “consenso” a “volontà contraria” con la linea Bongiorno

Roma – Lo strappo fra governo e opposizioni sul Ddl Stupri ha avuto una conferma definitiva ieri, sottolineando le diverse sensibilità politiche su un tema di grande rilevanza. La maggioranza ha votato favorevolmente con un risultato di 12 a 10, contrariamente alle compatte opposizioni, chiudendo ogni speranza di un accordo dell’ultimo minuto in Commissione Giustizia al Senato. Il provvedimento proposto dalla senatrice Giulia Bongiorno (Lega) diventa ora il fulcro del futuro iter legislativo, portando però a una profonda frattura politica: la fine del “patto trasversale” tra Giorgia Meloni ed Elly Schlein, riporta Attuale.

Il Pd: “Quando lo Stato arretra la violenza avanza, la Destra chieda scusa a tutte le donne”

Il passaggio in Commissione rappresenta un’inversione di rotta rispetto al voto unanime avvenuto a Montecitorio qualche mese fa, dove l’accordo tra le leader di FdI e Pd puntava a fare proprie le linee della Convenzione di Istanbul centrando il reato sul concetto di “consenso libero e attuale”. La proposta di Bongiorno rovescia questa impostazione: la parola “consenso” è stata eliminata dall norma, sostituita dalla verifica della “volontà contraria”. “Questa proposta è pericolosa e retrograda”, ha dichiarato Roberta Mori, portavoce nazionale della Conferenza delle Donne Democratiche, aggiungendo: “Quando lo Stato arretra, la violenza avanza: la Destra chieda scusa a tutte le donne. La nostra risposta sarà: mobilitazione permanente.”

Bongiorno: “Il testo include anche il caso del freezing, la paralisi da terrore”

In risposta, la senatrice Bongiorno ha affermato: “Esistono le chiacchiere e esistono i fatti. Il mio testo mette al centro la volontà della donna in modo chiaro per i tribunali, includendo anche il caso del freezing, la paralisi da terrore che impedisce di reagire. L’accordo bipartisan – ha sottolineato la Presidente della Commissione Giustizia del Senato – è stra-rispettato”. Anche Laura Ravetto (Lega) ha difeso la scelta, sostenendo la necessità di sanzioni severe piuttosto che di bandiere terminologiche: “Chi stupra deve restare in cella con condanne severe, senza sconti.”

Come cambiano le pene

Il testo approvato ieri prevede una struttura delle sanzioni su un “doppio binario” che ha scatenato le critiche di Pd e M5S. Nei reati di violenza fisica con costrizione, minaccia o abuso di autorità, la pena viene innalzata sensibilmente, da un range di 6-12 anni a uno di 7-13 anni. In assenza di minacce fisiche esplicite, se l’atto è compiuto conoscendo la volontà contraria della vittima, la pena oscilla fra i 6 e i 12 anni, in quanto non vi è costrizione. Nonostante l’accelerazione, il testo non è ancora stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale. Le opposizioni hanno tempo fino al 1º febbraio per presentare richieste di audizione, quindi l’approdo del testo in Aula del Senato slitterà almeno al 10 febbraio. La battaglia parlamentare è appena iniziata.

1 Comment

  1. Incredibile, come si possa tornare indietro su un tema così importante! Eliminare la parola “consenso” è una cosa assurda… ma davvero ci si può fidare di chi ci governa? Che delusione vedere l’Italia in queste condizioni. Bisogna mobilitarsi, non possiamo stare zitti!

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