Nuovi scontri a Torino: la città affronta una spirale di violenza
Torino, 2 febbraio 2026 – Sabato sera, la città ha vissuto una nuova ondata di violenza con scontri tra manifestanti e forze dell’ordine che hanno destato preoccupazione per la sicurezza pubblica e l’ordine democratico, riporta Attuale. In un contesto storico caratterizzato da tensioni sociali e un’eredità di conflitti, Torino si trova nuovamente al centro dell’attenzione per i suoi disordini. Molti temevano che gli eventi potessero culminare in una situazione simile a quella dei disordini del G8 di Genova nel 2001, ma fortunatamente il bilancio della giornata non ha riportato gravi feriti.
Le parole di Lucia Musti, procuratore generale del Piemonte, si sono distinte per la loro incisività: “C’è un’area grigia di matrice colta e borghese che rispetto alle violenze degli antagonisti nutre un atteggiamento di benevola tolleranza”. Questa riflessione sugli atteggiamenti permissivi della cosiddetta upper class nei confronti delle violenze offre uno spaccato inquietante della società torinese, dove le fratture tra diverse realtà sociali si ampliano ulteriormente.
Il sindaco Lo Russo ha espresso una netta condanna per le violenze, pur trovandosi egli stesso al centro di polemiche a causa di un tentativo fallito di legittimare un centro sociale attraverso un patto di collaborazione. Nella sua giunta, Marco Grimaldi di Avs ha offerto una lettura sfumata della situazione: “Torino non vuole essere Minneapolis”, ribadendo l’intenzione della città di schierarsi contro un governo percepito come repressivo e oppressivo nei confronti delle libertà civili e culturali.
Le manifestazioni di sabato rappresentano l’ennesima manifestazione di una cultura antagonista che ha cercato nuove forme di espressione negli ultimi decenni, dopo aver perso il supporto della classe operaia. Da Askatasuna, chiuso a dicembre dopo trent’anni, all’evidente simpatia verso progetti sociali più radicali, il movimento sembra essere alla ricerca di una nuova identità politica. Gli scontri alimentano una narrativa di conflitto sociale, dove ogni generazione sembra necessitare di un nemico, mentre l’area antagonista si scontra con le forze dell’ordine, creando un clima di crescente tensione e incertezza.
Si assiste ora a una polarizzazione crescente, dove il discorso politico si fa sempre più incendiario. Il timore di una “resa dei conti” è palpabile. La storia di Torino, carica di esperienze traumatiche e di impegno sociale, rimanda a una risposta collettiva di fronte alla violenza, richiamando alla memoria periodi bui della sua storia, come gli anni Settanta. La città, allora epicentro della lotta e della contestazione, soprattutto in ambito industriale, sembra ripercorrere le stesse strade, riportando in auge un dibattito su quanto sia necessario difendere i valori democratici contro la violenza e l’intolleranza.
Il quadro attuale suggerisce la necessità di un dialogo aperto e di un impegno concreto per una risoluzione pacifica dei conflitti, affinché Torino possa riacquistare la sua vocazione di laboratorio culturale e sociale, piuttosto che divenire un palcoscenico di violenze. L’augurio è che i cittadini possano trovare un modo per risolvere le loro divergenze, preservando l’unità e la dignità della propria comunità.