La riapertura del varco di Rafah: 27 persone attraversano con molte limitazioni

03.02.2026 08:35
La riapertura del varco di Rafah: 27 persone attraversano con molte limitazioni

Riapertura parziale del varco di Rafah, ma con grandi limitazioni

Lunedì, il varco di Rafah, che segna il confine tra la Striscia di Gaza e l’Egitto, è stato parzialmente riaperto per la prima volta dal suo blocco, permettendo l’uscita di sole 27 persone. Questo valico, prima del conflitto, rappresentava il principale punto di accesso dalla Striscia, ma le condizioni attuali limitano severamente il traffico, sottolineando la complessità della situazione, riporta Attuale.

Il flusso iniziale è stato notevolmente inferiore rispetto alle aspettative formulate dai governi di Israele ed Egitto, che supervisionano il funzionamento del valico con l’assistenza di una delegazione dell’Unione Europea. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu aveva annunciato l’intenzione di consentire a 50 pazienti al giorno di uscire, accompagnati da due familiari per ogni individuo. Tuttavia, i numeri effettivi indicano che, a questo ritmo, ci vorrebbero più di quattro mesi per evacuare le circa 20.000 persone in cerca di cure mediche.

Durante il primo giorno di riapertura, solo cinque persone con necessità di assistenza sanitaria hanno lasciato Gaza, accompagnate da un totale di 15 familiari, mentre un bus con 12 cittadini palestinesi ha fatto ingresso nella Striscia. Questi scarsi numeri sono il risultato di procedure estremamente rigide di controllo, che hanno portato alla negazione di autorizzazioni per 38 persone che necessitavano di rientrare in Palestina.

L’accesso a Gaza è riservato esclusivamente ai palestinesi che erano partiti durante il conflitto e richiedono l’approvazione preventiva da parte delle autorità israeliane. L’Egitto, per contro, ha espresso preoccupazione per l’afflusso di rifugiati, avendo già accolto 107.000 palestinesi durante il conflitto. Ambulanze egiziane hanno atteso ore al confine prima di poter attraversarlo, evidenziando ulteriormente le difficoltà nell’organizzazione dei soccorsi. Inoltre, 150 ospedali sono stati predisposti per accogliere i feriti, ma la distanza dal varco a strutture sanitarie rimane un fattore critico; ad esempio, il Cairo dista sei ore di macchina.

Questa riapertura è al momento più simbolica che pratica. Il governo israeliano ha descritto la situazione come un test iniziale, con l’intento di aumentare i numeri in seguito, ma ricordando che mantiene il potere di chiudere nuovamente il varco a propria discrezione. Infatti, l’esercito israeliano aveva bloccato il valico a maggio, nonostante la sua riapertura fosse una condizione fondamentale della prima fase del cessate il fuoco, iniziato a ottobre dopo il recupero dell’ultimo ostaggio, avvenuto la settimana scorsa.

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