Franco Gabrielli critica il populismo penale e il fermo preventivo di polizia
Franco Gabrielli, ex capo della Polizia, ha espresso forti riserve sul fermo preventivo di polizia, sostenendo che non porterà a risultati significativi nella gestione dell’ordine pubblico. Gabrielli avverte che questa misura potrebbe invece intensificare le tensioni sociali e limitare ulteriormente gli spazi di libertà. «È fumo negli occhi, è propaganda securitaria a finanza zero,» dichiara in un’intervista a La Repubblica, riporta Attuale.
Gabrielli e il fermo preventivo di polizia
«La gestione dell’ordine pubblico non è una formula da talk show. Né il bar sport. È un lavoro delicatissimo, fatto di continue valutazioni, aggiustamenti repentini o impercettibili in ragione del contesto. È sapere professionale che si costruisce con pazienza e addestramento attingendo a equilibrio e responsabilità democratica. Moltiplicare ogni volta le figure di reato serve solo a eludere le domande chiave. Ovvero come si governa davvero l’ordine pubblico? E che ordine pubblico merita un Paese democratico? Come si evita di esporre i reparti in servizio di ordine pubblico in modo prolungato e logorante al rischio? Qualcuno si è chiesto su chi si scarica il costo di un’assenza di strategia chiara e di una reale capacità di leggere i contesti? Ve lo dico io: sui singoli poliziotti e su tutti coloro che in piazza vanno pacificamente per esercitare un diritto costituzionalmente protetto,» sottolinea Gabrielli.
Lo scudo penale
Gabrielli si soffermato anche sul tema dello scudo penale: «Lo si vende come garanzia dei poliziotti dal rischio, mentre, paradossalmente, quel rischio lo aumenta. Immaginare un’immunità di fatto e di diritto presunta per ogni agente di polizia potrebbe allungare i tempi degli accertamenti sui fatti che lo richiedono e che vedono un agente protagonista. Rendere più complessa a posteriori e a distanza di tempo la ricostruzione di ciò che è accaduto, per altro lasciando comunque gli operatori esposti a un controllo di legalità», afferma.
L’ordine pubblico
Infine, Gabrielli conclude: «Invece dei proclami, sarebbe il caso di prendere sul serio la complessità dell’ordine pubblico e le responsabilità che vi si intrecciano. Sarebbe il caso di riconoscere che troppo spesso ai singoli operatori di polizia in piazza vengono chieste prestazioni totali, salvo poi lasciarli soli quando si tratta di affrontare le conseguenze. Perché, se davvero si vuole stare dalla parte degli uomini e delle donne in divisa, come sento ripetere, lo si dimostra con fatti concreti.»