Imane Khelif parla della sua partecipazione alle Olimpiadi del 2024 e il dibattito sull’intersessualità

05.02.2026 16:15
Imane Khelif parla della sua partecipazione alle Olimpiadi del 2024 e il dibattito sull'intersessualità

Imane Khelif: Scontro sui diritti e sul genere nello sport

Mercoledì, il quotidiano sportivo francese L’Equipe ha pubblicato un’intervista in cui la pugile algerina 26enne Imane Khelif racconta dettagli personali riguardo al caso mediatico che l’ha coinvolta durante le Olimpiadi di Parigi del 2024. Il Comitato Olimpico Internazionale è stato criticato per averla fatta partecipare nella categoria femminile, da cui era stata esclusa ai Mondiali dell’anno precedente, riporta Attuale.

Nell’intervista, Khelif ha dichiarato di essersi sottoposta in passato a terapie ormonali per abbassare i suoi livelli di testosterone, necessarie per competere e qualificarsi alle Olimpiadi. Ha inoltre confermato di possedere il gene SRY, associato al cromosoma Y, che di solito determina l’espressione del sesso maschile. Questa rivelazione ha avvalorato le speculazioni precedenti secondo cui rientrerebbe nello spettro dell’intersessualità, una condizione biologica che presenta caratteristiche sia maschili che femminili.

Nel 2024, il Comitato Olimpico Internazionale non richiedeva test per la partecipazione delle atlete alle competizioni, ma le singole federazioni sportive hanno la facoltà di richiederli. In tal caso, i trattamenti ormonali per la riduzione del testosterone sono considerati legittimi e non doping. Khelif ha affermato di aver abbassato il proprio testosterone in vista delle qualificazioni olimpiche tenutesi a Dakar nel 2023.

Le polemiche sull’aspetto di Khelif, percepito come eccessivamente mascolino, si sono intensificate dopo un incontro con la pugile italiana Angela Carini, che si è ritirata dopo meno di un minuto. La vittoria di Khelif e la conquista della medaglia d’oro hanno ulteriormente alimentato il dibattito.

Le critiche più severe nei confronti di Khelif si basavano su false affermazioni riguardanti la sua identità di genere. Il caso si inscrive in una discussione più ampia, in corso da anni nel mondo dello sport, sulle partecipazioni di atlete trans e intersessuali nelle categorie femminili. L’International Boxing Association aveva escluso Khelif dalle gare femminili ai Mondiali di pugilato nel 2023, ma senza fornire motivazioni chiare. Sebbene si parlasse di livelli di testosterone troppo alti, non erano emerse informazioni concrete, e il CIO aveva sempre difeso la privacy di Khelif e la decisione di ammetterla alle competizioni femminili.

Khelif ha respinto le accuse, sottolineando di avere i requisiti per gareggiare. Nell’intervista ha ribadito: «Non sono una [donna] trans, sono una ragazza. Sono stata cresciuta come una ragazza, le persone del mio paese mi hanno sempre conosciuta come una ragazza».

Il suo caso ha spinto la federazione mondiale di pugilato a introdurre un test genetico per accertare la presenza del gene SRY nelle atlete. Khelif si è rifiutata di effettuare tale test e per questo è stata esclusa dall’ultimo mondiale di pugilato a Liverpool nel settembre del 2025. Ha presentato ricorso ma ha perso.

Nonostante la sua esclusione, Khelif ha dichiarato di desiderare di partecipare alle Olimpiadi del 2028 a Los Angeles. Ha affermato che seguirà tutte le terapie necessarie e si sottoporrà ai test richiesti dalla federazione: «Se dovrò sottopormi a un test, lo farò. Non ho alcun problema. Ho già fatto questo test. Ho contattato la World Boxing, ho inviato loro la mia cartella clinica, i miei esami ormonali, tutto. Ma non ho ricevuto alcuna risposta. Non mi nascondo». Attualmente, le direttive riguardo al test SRY restano poco chiare, rendendo incerta la sua partecipazione nella categoria femminile.

È importante notare che una persona con caratteristiche femminili risultante positiva a un test SRY non ha automaticamente un vantaggio fisico rispetto a chi ha cromosomi XX. Questa condizione può essere causata da una sindrome da insensibilità agli androgeni (AIS), che determina una risposta del corpo non adeguata a tali ormoni, cruciali per lo sviluppo muscolare e le caratteristiche fisiche potenzialmente vantaggiose in ambito atletico.

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