Il procuratore di Napoli critica la riforma della giustizia e il silenzio dei colleghi
Il procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, esprime preoccupazione per il calo delle indagini significative e degli arresti, sottolineando che le nuove disposizioni richiedono di avvertire le autorità cinque giorni prima di effettuare arresti, una misura introdotta dal Ministro della Giustizia Carlo Nordio, riporta Attuale.
In un’intervista rilasciata al Fatto Quotidiano, Gratteri ha dichiarato di non voler essere il testimonial del No al referendum e ha criticato la mancanza di solidarietà da parte dell’Associazione Nazionale Magistrati (Anm) durante i momenti difficili della sua carriera, affermando: «Adesso però la posta in gioco è alta ed è arrivato il momento di voltare pagina».
La separazione delle carriere
Riguardo il silenzio dei suoi colleghi sulla separazione delle carriere, Gratteri ha invitato a interrogarsi sui magistrati in posizioni apicali che non fanno sentire la loro voce. Ha detto: «Posso rispondere per me: sono allenato, mi espongo sin da quando ero un giovane pm. Va detto che con questa riforma la vita dei magistrati cambierà poco». Egli ha osservato che l’attuale formazione ricevuta dai magistrati è più burocratica che investigativa, portando a una diminuzione delle indagini importanti e ad un abbassamento del numero di arresti.
«Alla scuola di magistratura nella prima settimana ti spiegano come tenere la scrivania ordinata, rispettando le scadenze», ha aggiunto, evidenziando un problema più ampio riguardante la trasparenza nella lotta contro la corruzione in Italia, sottolineato dal declino nel ranking di Transparency.
Il pm come giudice
Gratteri ha esposto la sua visione del pubblico ministero, sottolineando che «nella sua testa, deve essere un giudice», e che deve applicare la giurisprudenza più favorevole all’indagato. Ha messo in evidenza come la conoscenza reciproca tra avvocati, pm e giudici possa complicare le dinamiche nei casi di corruzione, domandando: «E come risolveremo invece i casi in cui un giudice va nella villa con piscina di un ricco avvocato?».
La riforma che danneggia i cittadini
Infine, Gratteri ha messo in guardia rispetto alla riforma proposta, affermando che, sebbene si dica che ci sarà un pm più forte, anche l’imputato avrà bisogno di un avvocato altrettanto forte. Ha evidenziato che «con questa riforma l’imputato povero sarà meno garantito» e che i costi delle difese legali renderanno la giustizia inaccessibile per il 90% della popolazione. «Stiamo parlando di cause che possono arrivare a costare anche 300mila euro: chi ha questi soldi per potersi difendere a parte grandi imprenditori e narcotrafficanti?» ha concluso, delineando le preoccupazioni per l’equità del sistema giudiziario italiano.