La Cambogia chiede alla Francia l’accesso a mappe per risolvere la disputa territoriale con la Thailandia
All’inizio di febbraio, la Cambogia ha richiesto alla Francia, che l’ha governata come potenza coloniale dal 1863 al 1953, di avere accesso ad alcune mappe e documenti storici. Il governo cambogiano intende usare questi materiali per sostenere la propria posizione riguardo al confine con la Thailandia, una questione di lunga data che ha anche innescato conflitti armati. La disputa si era intensificata la scorsa estate, culminando in un accordo di cessate il fuoco a dicembre che, però, non ha risolto la contesa territoriale, riporta Attuale.
La Cambogia cerca mappe francesi per formalizzare la propria posizione, visto che le sue capacità militari sono nettamente inferiori rispetto a quelle thailandesi. La Francia, tuttavia, potrebbe non essere incline a intervenire, poiché prendere una posizione potrebbe compromettere la sua neutralità e suscitare malcontento a Bangkok.
Le mappe richieste dalla Cambogia, risalenti a oltre un secolo fa, tracciano il corso dei fiumi al confine con la Thailandia e furono utilizzate per delineare la linea di demarcazione nel 1907. Nelle vicinanze di questi corsi d’acqua si trovano templi indù di grande significato per entrambe le nazioni, in particolare il tempio di Preah Vihear, ritenuto una delle strutture più importanti e costruito tra l’Undicesimo e il Dodicesimo secolo, situato in territorio cambogiano secondo le mappe.
La Thailandia sostiene che le mappe siano errate e quindi non vincolanti; nel 1959 occupò militarmente l’area del tempio. In risposta, il governo cambogiano ha portato il caso alla Corte Internazionale di Giustizia, che nel 1962 stabilì che il tempio fosse di competenza cambogiana, senza però pronunciarsi sull’area circostante, di circa 5 chilometri quadrati. La questione è rimasta in secondo piano fino al 2008, quando il tempio è stato dichiarato patrimonio dell’umanità dall’UNESCO, innescando nuove tensioni.
Nell’ultimo conflitto, le forze armate di entrambi i paesi sono state schierate nelle aree contese e l’accordo di dicembre ha congelato la situazione. Tuttavia, la Cambogia ha accusato la Thailandia di occupare zone oltre quelle contestate, sostenendo che Bangkok stia utilizzando l’accordo per giustificare un’espansione illegale; la Thailandia ha negato tali accuse.
Negli ultimi tempi, la Cambogia ha fatto appello a vari organi internazionali per cercare di rafforzare la propria posizione, chiedendo l’intervento del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e manifestando l’intenzione di ricorrere nuovamente alla Corte Internazionale di Giustizia. Inoltre, ha chiesto supporto al controverso Board of Peace di Donald Trump, che terrà la sua prima riunione a Washington.