La proposta di legge contro l’antisemitismo, presentata al Senato a gennaio, sta per entrare in discussione. La commissione Affari costituzionali inizierà la votazione degli emendamenti la prossima settimana, rendendo la situazione particolarmente delicata. La maggioranza, che dovrà decidere su aspetti controversi come divieti e sanzioni penali, sta affrontando pressioni significative, soprattutto da parte del Partito Democratico, con il moderato Graziano Del Rio tra i primi a sostenere una legge specifica. Tuttavia, i membri della maggioranza hanno mostrato scetticismo verso questa iniziativa, riporta Attuale.
Il vertice di destra
Mercoledì 18 febbraio, i senatori di centrodestra, guidati dalla relatrice Daisy Pirovano della Lega, si sono riuniti per discutere della legge. Hanno espresso l’intento di raggiungere un consenso ampio, auspicabilmente bipartisan, per affrontare la questione dell’antisemitismo. Ci sono segnali di una possibile riduzione delle parti più controverse del testo originale di Massimiliano Romeo, capogruppo della Lega, che includeva sanzioni penali. Ad esempio, viene messo in discussione il divieto di manifestazioni a rischio di antisemitismo. Anche il Partito Democratico, pur volendo una legge, è contrario all’idea di sanzioni penali.
L’apertura della destra
Maurizio Gasparri ha sottolineato che, sebbene il centrodestra abbia i numeri per procedere, è disposto a collaborare per creare un testo condiviso. «È utile che su un argomento come l’antisemitismo ci siano sanzioni in caso di violazione, affinché la legge abbia una ricaduta concreta – ha dichiarato Gasparri – ma vogliamo ottenere il consenso più ampio possibile, e pertanto siamo disposti ad avviare una riflessione». Riferimenti a emendamenti provenienti dal Pd potrebbero essere accolti, ma le definizioni che ampliano la nozione di antisemitismo alle critiche a Israele non sembrano essere incluse nel testo finale.
Le divisioni nel Pd
Una delle finalità dell’apertura del centrodestra è quella di redigere un testo condiviso; tuttavia, ci sono segnali che suggeriscono che l’obiettivo possa includere anche la pressione sul Partito Democratico affinché accetti compromessi. Se alcune obiezioni del Pd verranno accolte, diventerà difficile per i membri del partito opporsi o astenersi, potenzialmente riaccendendo le tensioni interne proprio in prossimità del referendum sulla giustizia. Questa situazione potrebbe compromettere la leadership di Elly Schlein, fortemente schierata a favore della causa palestinese, in un periodo cruciale come quello di marzo. L’appuntamento in aula al Senato è fissato per il 3 marzo.