La bocciatura dei dazi da parte della Corte Suprema complica il voto di novembre per Trump

21.02.2026 07:35
La bocciatura dei dazi da parte della Corte Suprema complica il voto di novembre per Trump

Sentenza della Corte Suprema: nuova battuta d’arresto per Trump nel suo progetto di protezionismo

La recente bocciatura della Corte Suprema degli Stati Uniti rappresenta un colpo significativo per l’amministrazione Trump, che ha visto così indebolire la propria credibilità e autorità politica. La Casa Bianca, già costretta a formulare un piano alternativo, prevede l’introduzione di nuovi dazi per sostituire quelli dichiarati incostituzionali, ma la fiducia nel governo, tanto all’interno quanto all’estero, è stata danneggiata, riporta Attuale.

La decisione della Corte, composta da una maggioranza repubblicana, ha sanzionato Trump per abuso di potere, in quanto la legge sulle emergenze economiche internazionali del 1977 non legittima il tipo di discrezionalità esercitata dall’esecutivo sui dazi. L’immagine della Casa Bianca ne esce severamente compromessa, essendo stata avvertita da diversi esponenti, anche tra i repubblicani e nel mondo imprenditoriale, sulla fragilità giuridica delle politiche commerciali adottate.

Questa sentenza si traduce in ulteriore incertezza economica, poiché le aziende già sottoposte a tali dazi ora possono richiederne il rimborso. La bocciatura colpisce profondamente il secondo pilastro del protezionismo di Trump, legato alle politiche commerciali, dopo i già noti fallimenti nella gestione della politica migratoria. Nonostante inizialmente avesse ottenuto un ampio consenso anche tra le minoranze e alcuni democratici, la cattiva esecuzione ha determinato un massiccio contraccolpo.

Un contesto elettorale difficile per i Repubblicani

Il 3 novembre si svolgeranno le elezioni per il Congresso, e il partito repubblicano si trova in una posizione precaria. Tradizionalmente, il partito del presidente subisce perdite significative a metà mandato, un fenomeno descritto dallo storico Niall Ferguson come “il prurito del sesto anno”, che trasforma molti presidenti in “anatre zoppe”.

La modalità con cui l’economia viene percepita gioca un ruolo cruciale nel consenso interno. La bocciatura dei dazi deve essere contestualizzata all’interno della situazione economica generale, che mostra segnali contrastanti. Sebbene la crescita del PIL abbia subito un rallentamento alla fine del 2025 a causa di uno shutdown temporaneo del governo, il mercato del lavoro ha registrato a gennaio un incremento positivo con 130.000 nuove assunzioni.

Nonostante l’inflazione rimanga stabile, smentendo le previsioni più pessimistiche sui dazi, gli Stati Uniti continuano a registrare un enorme deficit commerciale. Questo significa che le politiche protezionistiche non hanno alterato radicalmente l’economia globale: non hanno generato crisi inflazionistiche, né hanno determinato un calo delle vendite di prodotti esteri, dimostrando la resistenza del consumatore americano.

Divario economico all’interno della nazione

All’interno della più ricca nazione del mondo, emerge ora l’idea di un’“economia a forma di K”, in cui una parte della popolazione beneficia della ripresa economica, mentre l’altra rimane indietro. La parte superiore della lettera K rappresenta coloro che hanno investimenti in Borsa e si sentono più ricchi, mentre la parte inferiore composta da ceti con salari stagnanti non percepisce i benefici delle politiche di Trump.

In questo contesto, la soddisfazione economica promessa da Trump non si è concretizzata, portando a un malcontento crescente, poiché il costo della vita risulta elevato soprattutto per servizi non provenienti dall’estero. La speranza di un’Era d’Oro si sta velocemente affievolendo, con la situazione economica paragonabile a quella dei tempi di Biden.

Mercati finanziari e stabilità della democrazia

Curiosamente, la sentenza della Corte Suprema ha riscosso l’approvazione dei mercati finanziari, i quali hanno reagito positivamente mostrando un incremento. Questa dinamica rappresenta una buona notizia anche per coloro preoccupati per la salute della democrazia americana. L’indipendenza di giudizio dei giudici repubblicani conferma che le istituzioni rappresentano ancora un efficace contrappeso all’operato dell’esecutivo.

Nonostante questa sconfitta rappresenti un colpo, non implica necessariamente una completa inversione di rotta nel protezionismo. Le basi della crisi della globalizzazione erano già presenti alla fine della presidenza Obama, e le politiche di Biden non hanno abbandonato la strada del protezionismo. L’opinione pubblica ha continuato a riporre fiducia in Trump come uomo d’affari capace di migliorare rapidamente le condizioni economiche; tuttavia, se il presidente continuerà a perdere credibilità in questo ambito, sarà difficile per lui recuperarla su altri fronti.

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