La Ragioneria generale ha bloccato la proposta di estensione del congedo paritario di quattro mesi anche per i papà, suscitando forti reazioni da parte dell’opposizione. La controversa decisione è emersa durante la discussione in aula presso la Camera, quando il presidente della commissione Lavoro, Walter Rizzetto, ha annunciato che la proposta è stata fermata per mancanza di copertura economica adeguata, riporta Attuale.
Il 24 febbraio, durante l’inizio della discussione approfondita, è arrivata la conferma: «La copertura risulta inidonea», evidenziando così un voto negativo sul provvedimento in commissione Bilancio. Questo significa che il governo non potrà implementare una sospensione dal lavoro per i padri durante i primi quattro mesi di vita del bambino, né garantirei congedi parentali con una copertura dal 80 al 100% per tre mesi.
I calcoli economici
I costi dell’iniziativa erano stimati in 3 miliardi di euro a regime, ma la Ragioneria generale ha avvertito che questa è una stima per difetto e che la spesa effettiva sarebbe stata superiore, non inclusi gli oneri per le professioniste autonome. Per il congedo paritario, i costi potrebbero aumentare, con una previsione sostenuta che indica oneri complessivi necessari, a partire dal 2026, pari a 3.700,7 milioni di euro, con incrementi annuali fino a 4.511,8 milioni di euro dal 2035.
La polemica politica
Nonostante l’ammontare significativo della spesa pubblica, le forze di opposizione si erano mobilitate per portare la proposta in aula. Rizzetto aveva già avvertito che trovare un compromesso sarebbe stato difficile, suggerendo che il centrosinistra, per anni inattivo su questa tematica, proponesse soluzioni sulle «premialità» riguardanti il congedo, un aspetto già ampliato dal governo Meloni.
La reazione dell’opposizione
L’opposizione ha espresso il proprio dissenso, sottolineando che molti paesi europei hanno avanzato nel garantire congedi parentali più estesi. La Spagna, ad esempio, ha recentemente introdotto una legislazione che offre 19 settimane di congedo paritario. In Italia, i dieci giorni post nascita adottati nel 2022 sono stati accolti positivamente.
«Chiediamo al governo e alla premier Giorgia Meloni di rivedere questa decisione e di avviare un dialogo con noi su una proposta indispensabile», ha dichiarato Elly Schlein durante una conferenza stampa post bocciatura. «Abbiamo lavorato duramente per questa legge e non è la prima volta che ci viene negata l’opportunità di discutere», ha aggiunto Giuseppe Conte, mentre la questione sembra attualmente bloccata.