Pakistan propone mediazione tra Stati Uniti e Iran a Islamabad per la fine della guerra in Medio Oriente

11.04.2026 09:35
Pakistan propone mediazione tra Stati Uniti e Iran a Islamabad per la fine della guerra in Medio Oriente

Iniziati i negoziati tra Stati Uniti e Iran a Islamabad per la pace in Medio Oriente

Oggi a Islamabad, in Pakistan, hanno preso il via i negoziati tra Stati Uniti e Iran per porre fine alla guerra in Medio Oriente. I principali mediatori dei colloqui saranno il primo ministro pachistano Shehbaz Sharif e il generale Asim Munir, l’uomo più potente del paese. La scelta di Islamabad come sede e il ruolo attivo del governo pachistano nel mediare il cessate il fuoco rappresentano un significativo traguardo per il Pakistan, considerato fino a pochi anni fa un attore inaffidabile nella diplomazia internazionale, riporta Attuale.

Nelle ultime settimane, Islamabad ha capitalizzato i suoi legami sia con l’Iran, sviluppati nel corso dei decenni, sia con l’amministrazione di Donald Trump, molto più recenti. A influenzare questi eventi sono stati anche i rapporti consolidati con la Cina e l’accordo militare con l’Arabia Saudita, un alleato chiave nel Golfo Persico.

Tradizionalmente, il Pakistan ha svolto un ruolo di mediatore per l’Iran. Dalla rottura delle relazioni diplomatiche fra Iran e Stati Uniti dopo la rivoluzione del 1979, l’ambasciata pachistana a Washington ha ospitato la delegazione diplomatica iraniana. L’Iran percepisce il Pakistan come un attore neutrale, poiché non ha basi militari statunitensi sul suo territorio, non ha riconosciuto Israele e presenta una considerevole comunità sciita, circa il 15% della popolazione.

A questi legami si aggiungono i contatti personali del generale Munir, che ha assunto il controllo dell’intero esercito pachistano dal 2022. Al fine di consolidare il potere, ha sviluppato relazioni con i Guardiani della rivoluzione, il corpo militare più influente in Iran, e sta procedendo con l’islamizzazione delle forze armate pachistane.

Pakistan e Iran condividono anche preoccupazioni legate ai movimenti indipendentisti nel Belucistan, lungo una parte dei 900 chilometri di confine. Le forze armate pachistane hanno condotto bombardamenti su postazioni di guerriglieri in territorio iraniano e viceversa.

I rapporti tra Pakistan e Stati Uniti si sono rivelati più complessi. La storia recente ha visto i governi pachistani accusati di “fare il doppio gioco” durante l’invasione dell’Afghanistan da parte degli Stati Uniti, offrendo supporto sia agli americani che ai talebani. L’operazione che ha portato all’uccisione di Osama bin Laden nel 2011 ha sollevato dubbi sulla capacità e sull’affidabilità delle forze pakistane.

La questione ha ricevuto attenzione anche da Donald Trump, il quale ha espresso scetticismo nei confronti del Pakistan durante la sua presidenza, dichiarando che provenivano solo “bugie e inganni”. Tuttavia, nel 2025, le dinamiche sono cambiate significativamente. L’interesse dell’amministrazione Trump per le risorse minerarie in Pakistan, stimate per un valore di migliaia di miliardi di dollari, ha riavvicinato i due paesi, specialmente dopo un breve conflitto in Kashmir con l’India. Islamabad ha elogiato Trump per il suo ruolo nel raggiungimento di un cessate il fuoco.

Nei recenti incontri tra Trump, Sharif e Munir, sono stati firmati accordi relativi alle terre rare. Inoltre, il governo pachistano ha supportato la candidatura di Trump per il Premio Nobel per la Pace e ha collaborato con entusiasmo al suo Consiglio di Pace per affrontare la crisi di Gaza. Sono stati segnalati anche accordi con aziende legate alla famiglia Trump per l’implementazione di una stablecoin.

Le relazioni personali e commerciali hanno giovato notevolmente, tanto che Trump ha definito Munir “il mio maresciallo di campo preferito”. Il Pakistan ha quindi agito come mediatore sin dalle fasi iniziali della guerra, rispondendo anche ai propri interessi di stabilità e sicurezza nella regione.

Infine, il Pakistan ha messo a frutto i suoi legami con la Cina, che vede investimenti sostanziali nel paese e il Corridoio Economico Cina-Pakistan (CPEC) come una via commerciale strategica verso l’Oceano Indiano. L’interesse della Cina per una soluzione rapida della guerra, al fine di garantire l’accesso alle risorse energetiche, è stato sottolineato durante le recenti visite diplomatiche.

Il Pakistan, pur non essendo direttamente coinvolto nel conflitto, ha forti motivi per accelerare una risoluzione, dato che la sua economia dipende dalle importazioni di gas e petrolio attraverso lo stretto di Hormuz, un punto critico di vulnerabilità.

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