Olimpiadi invernali a rischio per il cambiamento climatico
Il presidente del CIO, Kirsty Coventry, ha riconosciuto l’incapacità del mondo dello sport di affrontare le questioni ambientali legate alle prossime Olimpiadi invernali, affermando: “Stiamo discutendo come fare meglio”. A meno di due decenni, le Olimpiadi invernali potrebbero avere solo tre o quattro sedi disponibili nel mondo a causa della carenza di neve, riporta Attuale.
Diverse indagini scientifiche confermano questa preoccupazione. Una ricerca del 2024, condotta dalle università di Waterloo e Innsbruck e commissionata dal CIO, aveva avvisato che il global warming ridurrà quasi della metà i luoghi idonei per le Olimpiadi invernali entro il 2050. Questo trend è stato ulteriormente peggiorato dall’ultimo studio di Climate Central, un’organizzazione di esperti del clima. Sebbene i nomi delle città non siano stati rivelati, le previsioni indicano che solo Sapporo (Giappone), Lillehammer (Norvegia) e Salt Lake City (USA) potrebbero rimanere in corsa. Ciò significa che le Alpi, culla dello sci alpino, potrebbero non essere più utilizzabili, con conseguenze gravissime per l’economia locale, prevalentemente legata al turismo.
Il riscaldamento globale sta mettendo a rischio le località alpine italiane, attualmente dotate di impianti e piste. Nonostante l’uso di neve artificiale, le condizioni potrebbero non essere sufficienti. Antonello Pasini, climatologo del CNR e docente di Fisica del clima all’Università di Roma Tre, ha commentato: “A volte si assiste a una sorta di accanimento terapeutico, ma se le temperature notturne non scendono sotto lo zero, c’è poco da fare”. Il climatologo ha evidenziato che la soglia della neve sta cambiando globalmente, accentuandosi in Europa, un hotspot climatico che si riscalda a un tasso doppio rispetto alla media mondiale. Inoltre, molte aree dell’Appennino e le Alpi italiane, più vulnerabili alle correnti meridionali, si trovano già in grave pericolo.
Secondo Pasini, è essenziale adottare politiche ecologiche per combattere il cambiamento climatico, ma è necessaria anche un’adattabilità ai fenomeni già in atto. Durante gli ultimi Giochi di Cortina, la temperatura media registrata è stata infatti superiore a quella delle Olimpiadi del 1956, obbligando gli organizzatori a ricorrere a un milione e seicentomila metri cubi di neve artificiale, l’equivalente di 280 piscine olimpioniche.