Scontri intensificati nel Tigrè: preoccupazioni per il riaccendersi della guerra in Etiopia

26.02.2026 18:55
Scontri intensificati nel Tigrè: preoccupazioni per il riaccendersi della guerra in Etiopia

Scontri intensificati nel Tigrè mettono in guardia su una possibile guerra su larga scala

Nelle ultime settimane, il Tigrè ha visto scontri tra le truppe federali e quelle regionali di intensità inedita. La regione, situata nel nord dell’Etiopia, è stata al centro di una guerra civile tra il 2020 e il 2022, quando l’esercito etiope si scontrò con il Fronte di liberazione del popolo del Tigrè, gruppo che mira a ottenere maggiore autonomia dal governo centrale. Nonostante la fine del conflitto, gli scontri sono continuati; tuttavia, gli eventi recenti hanno sollevato timori crescenti di una possibile ripresa di un conflitto più ampio, riporta Attuale.

Verso la fine di gennaio, le forze del Fronte di liberazione hanno ingaggiato battaglie con l’esercito etiope per diversi giorni, riuscendo a conquistare due aree nel Tigrè meridionale. Il governo etiope ha cancellato i voli per la regione e ha condotto attacchi aerei con droni su diverse località del nord, che hanno provocato almeno una vittima, un commerciante colpito mentre si trovava a bordo del suo camion. A inizio febbraio, il governo ha anche trasferito alcuni reparti militari verso il Tigrè. Fonti anonime citate dall’International Crisis Group hanno riferito che il governo starebbe considerando tutte le opzioni disponibili, compresa l’eventualità di un’operazione militare su vasta scala.

Gli analisti, sebbene ritengano attualmente improbabile una nuova guerra, avvertono che la situazione potrebbe degenerare, coinvolgendo anche l’Eritrea, confinante con il Tigrè e storicamente legata sia al governo etiope che al Fronte di liberazione. A inizio febbraio, il primo ministro etiope Abiy Ahmed ha dichiarato di sospettare la presenza di truppe eritree nel Tigrè, esigendo il loro ritiro. Ha inoltre accusato l’Eritrea di fornire armi al Fronte di liberazione per indebolire il suo potere, accusa che il governo eritreo ha prontamente negato.

Durante il conflitto del 2020-2022, l’Eritrea ha combattuto al fianco dell’Etiopia contro i ribelli del Tigrè, ma le relazioni tra i due paesi sono state deteriorate da una disputa sull’accesso al mare. Da quando l’Etiopia ha perso l’accesso al mare a seguito della separazione dall’Eritrea nel 1993, ha ripreso a rivendicare questa questione con crescente insistenza. Abiy ha indicato che questo conflitto sarebbe sufficiente a provocare un riavvicinamento dell’Eritrea al Fronte di liberazione, per ostacolare le operazioni etiopi nel proprio territorio.

Il Fronte di liberazione non è solo un gruppo politico e militare, ma è anche il partito che ha governato l’Etiopia per quasi tre decenni, fino al 2018, quando Abiy è diventato primo ministro. Abiy, di etnia oromo, ha cercato di apportare riforme democratiche e migliorare le relazioni con l’Eritrea, culminando in un accordo di pace storico che gli è valso il Nobel per la Pace nel 2019. Tuttavia, la critica a questo riconoscimento è aumentata nel tempo, soprattutto dopo l’inizio della guerra in Tigrè, che ha causato oltre 600.000 morti e milioni di sfollati.

Pur non essendo soddisfacente, l’accordo di cessate il fuoco del 2022 ha lasciato molte questioni irrisolte, compreso il mancato disarmo completo del Fronte di liberazione, che ha mantenuto una forza armata come sicurezza regionale. Inoltre, all’interno dello stesso Fronte si sono verificate scissioni, con fazioni in disaccordo sulle concessioni fatte al governo centrale. Recentemente, ci sono stati nuovi scontri all’interno del partito, evidenziando la fragilità della pace in corso.

In un contesto di crescente tensione, il confine tra Eritrea e Tigrè è rimasto militarizzato. Il regime eritreo, guidato da Isaias Afewerki, considera le milizie del Fronte di liberazione una minaccia e ha dispiegato truppe al confine per prevenire attacchi. Afewerki ha reagito negativamente alle affermazioni di Abiy riguardo all’accesso al mare, considerandole una minaccia alla sovranità eritrea, attività che suggeriscono una preparazione per possibili conflitti futuri.

Esperti e osservatori della situazione definiscono questo scenario una potenziale “polveriera”. Nonostante le parti sembriate caute riguardo all’idea di una nuova guerra, il clima di rancore, la retorica esasperata e i preparativi militari indicano che tutte le parti si stanno preparando a tale eventualità, secondo l’International Crisis Group.

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