DALLA NOSTRA CORRISPONDENTE
WASHINGTON – I negoziati sul nucleare tra Stati Uniti e Iran hanno raggiunto un momento critico. Gli statunitensi richiedono significative concessioni da Teheran e nel caso in cui Steve Witkoff e Jared Kushner non dimostrino a Donald Trump che si sta per giungere a un accordo, il presidente potrebbe ordinare un «attacco limitato» per esercitare pressione sugli ayatollah. Tuttavia, tale strategia rischia di non sortire l’effetto desiderato, riporta Attuale.
L’Iran si oppone fermamente alla richiesta degli Stati Uniti di sottoscrivere un accordo che lo obblighi a cessare permanentemente l’arricchimento dell’uranio, smantellando i suoi principali siti nucleari – Fordow, Natanz e Isfahan – e consegnando le sue rimanenti riserve di uranio arricchito all’estero.
Per placare la pressione americana, Teheran ha presentato una proposta che prevede di ridurre l’arricchimento dell’uranio dal 60% attuale all’1,5%, sotto la supervisione dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica, e di sospenderlo per un periodo di tre a cinque anni, prima di riprendere l’arricchimento all’1,5% per scopi medici attraverso un consorzio arabo-iraniano. Inoltre, l’Iran ha offerto di diluire le proprie 400 tonnellate di uranio altamente arricchito.
La Casa Bianca ha spinto per un’assenza totale di arricchimento ma alcune fonti indicano che i negoziatori americani potrebbero mostrarsi flessibili, consentendo all’Iran di riattivare un reattore a Teheran per l’arricchimento limitato dell’uranio a fini medici. Tuttavia, anche questo approccio potrebbe risultare controverso tra i membri più conservatori dell’amministrazione americana.
L’Iran ha l’onere di dimostrare agli Stati Uniti che non intende utilizzare l’uranio per scopi militari. Per Trump e alcuni dei suoi alleati, come il senatore Lindsey Graham, un accordo che permette anche un arricchimento minimo di uranio rischia di essere percepito come un “JCPOA-lite”, una versione indebolita dell’accordo nucleare firmato nel 2015 dall’amministrazione Obama, da cui Trump si è ritirato. Witkoff è giunto a Ginevra con la richiesta che l’Iran accetti un accordo illimitato nel tempo, distinto da quello di Obama.
Gli Stati Uniti si sono detti disposti a ridurre le sanzioni in modo minimo, mentre l’Iran sperava in misure più significative. Gli statunitensi, inoltre, vorrebbero esplorare incentivi economici per convincere Trump, come l’acquisto di prodotti americani e l’invito a investire nel settore petrolifero, gasifero e minerario, imparando dalle esperienze con Venezuela e Russia.
Washington vorrebbe anche che l’Iran riduca il programma di missili balistici che pongono una minaccia a Israele e alle basi statunitensi nella regione, e che cessi il supporto alle milizie regionali come gli Houthi e Hezbollah. Tuttavia, Teheran ha rifiutato di negoziare su questi punti, sottolineando che i missili rappresentano la sua principale deterrenza.
A Ginevra, i negoziati si sono concentrati sul programma nucleare, sebbene alcuni funzionari americani ritengano necessario discutere anche un accordo più ampio che includa i missili. «Se non possiamo fare progressi sul nucleare, sarà difficile farlo sui missili balistici», ha affermato il segretario di Stato Marco Rubio, indicando la necessità di affrontare il tema in futuro. L’Iran si rifiuta di discutere dei missili balistici con noi o con chiunque altro, e questo rappresenta un grosso problema. I missili e ciò che resta del programma nucleare dopo l’attacco di giugno sarebbero i primi obiettivi di un eventuale “attacco limitato” se Trump dovesse dare l’ordine.