
La segretaria del Pd, in un’intervista al Corriere della Sera, lancia l’allarme sull’escalation in Iran: «Dall’aumento dei prezzi guadagnano solo Trump e Putin. Meloni dica no all’uso delle basi», riporta Attuale.
La guerra in Iran non solo influisce sui confini internazionali, ma incide profondamente sulla politica interna italiana. In una recente intervista con Maria Teresa Meli, Elly Schlein non risparmia critiche a Giorgia Meloni, esigendo una chiara posizione contro l’offensiva dell’amministrazione Trump in Iran e la necessità di misure urgentemente atte a contrastare quello che definisce un «errore drammatico».
L’asse Trump-Putin e il caro benzina
Secondo Schlein, la strategia di Trump, che ha contemporaneamente colpito l’Iran e riattivato l’export di gas russo, avvantaggia paradossalmente il Cremlino: «Naturalmente Putin se ne avvantaggerà per continuare a finanziare la sua invasione criminale in Ucraina», spiega la segretaria dem. Recenti studi, ripresi anche dal Financial Times, indicano l’Italia come il Paese più esposto alle conseguenze economiche di questi rincari. Il costo per le tasche degli italiani ammonta già a 16,5 milioni di euro in più al giorno per i rifornimenti di carburante. Schlein preme il governo sulla proposta delle accise mobili: «Si devono sbrigare. Gli extraprofitti e il maggior gettito IVA legati all’aumento dei prezzi vanno immediatamente restituiti a cittadini e imprese».
Il nodo delle basi e la Costituzione
Un aspetto cruciale riguarda il coinvolgimento militare dell’Italia. Schlein non si accontenta delle rassicurazioni di Meloni riguardo al passaggio parlamentare in caso di richiesta di supporto logistico agli attacchi statunitensi: «Chiediamo al governo di chiarire subito che negherebbe l’autorizzazione, anche perché si porrebbe in contrasto con la nostra Costituzione. Meloni dice che sarebbe folle chiamarci fuori e io dico che è incostituzionale starci dentro». La segretaria dem accusa l’esecutivo di subalternità verso Washington, criticando l’intenzione di alzare la spesa militare al 5% richiesta da Trump e la mancanza di una vera difesa comune europea. «Se compri più armi dagli Usa e non vuoi il “Buy European”, diventi più dipendente da Trump e mini l’autonomia strategica dell’Europa».
Il giudizio sul regime e la diplomazia
Pur definendo il leader iraniano Khamenei un «dittatore sanguinario che nessuno rimpiangerà», Schlein sottolinea che la transizione democratica deve rimanere nelle mani del popolo iraniano. La sua preoccupazione è che, calpestando il diritto internazionale, si concluda nella «legge del più forte». Inoltre, Schlein conferma l’esistenza di un canale di comunicazione diretto con la Premier in questa fase critica, con un mandato preciso: «Ora mi aspetto che questo canale lo tengano aperto anche con Trump per dirgli di fermarsi».
Il referendum sulla riforma della giustizia
In chiusura, Elly Schlein attacca duramente la riforma della giustizia, in seguito alla quale è stato indetto un referendum il 22 e 23 marzo 2026. La segretaria dem accusa Giorgia Meloni di aver ignorato il richiamo del Quirinale alla collaborazione tra poteri dello Stato, sostenendo che intende «strumentalizzare l’attualità per attaccare i giudici». Secondo Schlein, il sorteggio dei membri del Csm e il progetto complessivo del governo non mirano a velocizzare i processi o a potenziare il personale, ma hanno l’unico obiettivo di indebolire l’autonomia della magistratura, sottraendo chi governa al controllo di legalità. «La giustizia non è perfetta», conclude Schlein nell’intervista al Corriere, «ma di certo non migliora mettendo i giudici sotto il controllo del governo».