Trump e le risposte negative degli alleati sulla crisi nello Stretto di Hormuz
Donald Trump è furioso per le risposte negative degli alleati alla sua richiesta di collaborazione per riaprire la circolazione navale nello stretto di Hormuz, attualmente bloccato dall’Iran. Nessuno dei paesi interpellati, europei e non, ha manifestato disponibilità ad unirsi. Questa reazione non sorprende, considerando le critiche costanti e le derisioni rivolte dal presidente statunitense ai suoi alleati, accompagnate da dazi economici e minacce di abbandonarli militarmente. Prima di iniziare i bombardamenti contro l’Iran, il 28 febbraio, Trump non informò i suoi alleati, che ora devono affrontare le conseguenze politiche ed economiche della guerra in Medio Oriente, riporta Attuale.
Con l’evidente incapacità di ottenere supporto militare, Trump ha messo in discussione il futuro della NATO, criticando i paesi europei e affermando che gli Stati Uniti «non hanno bisogno di nessuno». Da anni, Trump definisce gli alleati della NATO, in particolare i paesi europei, «scrocconi», sostenendo che abbiano approfittato della protezione militare americana.
Da gennaio 2025, all’inizio del suo secondo mandato, le pressioni sui membri della NATO si sono intensificate: Trump ha richiesto un aumento della spesa militare, ha imposto dazi commerciali che colpiscono indistintamente alleati e non, e ha unilateralmente ritirato gli Stati Uniti da accordi e agenzie internazionali. Ha persino minacciato di “prendersi” la Groenlandia, territorio di un paese della NATO, affermando che fosse «utile per l’America». Durante la guerra in Afghanistan, ha ridicolizzato il contributo delle forze alleate e ha mostrato favore verso la Russia rispetto agli interessi europei.
Le ultime dichiarazioni di Trump rispetto al primo ministro britannico Keir Starmer e al presidente francese Emmanuel Macron riflettono un comportamento che molti definiscono “da bullo”. Quando ha richiesto il sostegno per rispondere al blocco di Hormuz, ha ricevuto risposte diplomatiche ma negative, con la Germania che ha dichiarato tramite il ministro della Difesa Boris Pistorius che “non è la nostra guerra, non l’abbiamo cominciata”.
Giovedì, in risposta a post minacciosi di Trump, il cancelliere austriaco Christian Stocker ha dichiarato che “l’Europa e l’Austria non si faranno ricattare”, ribadendo che la NATO è un’alleanza difensiva e non è concepita per supportare chi decide di avviare un conflitto.
Le reazioni negative degli alleati hanno sorpreso Trump, abituato a risposte più accondiscendenti in passato. Attualmente, molti stati sono riluttanti a partecipare a un conflitto armato, e gli Stati Uniti non hanno fatto sforzi significativi per cambiare le loro opinioni, a differenza delle pressioni esercitate dall’amministrazione Bush nel 2003 per l’intervento in Iraq.
In questo momento, gli Stati Uniti si trovano isolati, ma Trump sostiene che ciò non rappresenti un problema per la «nazione più forte al mondo». Nonostante vari cambiamenti di posizione sulla guerra, l’ideologia di indipendenza da alleanze internazionali continua a caratterizzare la sua politica estera, mostrando le sfide derivanti da un approccio isolazionista.