Milano intitola via Micene a Giuseppe Pinelli: commemorazione di un anarchico e partigiano

20.03.2026 05:45
Milano intitola via Micene a Giuseppe Pinelli: commemorazione di un anarchico e partigiano

Intitolata a Giuseppe Pinelli una strada a Milano dopo 57 anni di lotte per la verità

Milano Ovest, quadrilatero di San Siro. Via Micene, la strada che da ieri porta il nome di Giuseppe Pinelli, è un imbuto tra le case popolari. “L’anarchico e partigiano” (così si legge sotto la targa), morto precipitando da una finestra della Questura nella notte tra il 15 e il 16 dicembre 1969, viveva a cinquanta metri da qui insieme alla sua famiglia: la moglie Licia e le figlie Claudia e Silvia. Un’intitolazione che arriva dopo 57 anni fatti di “archiviazioni e manipolazioni”, ricordano le figlie dell’anarchico accusato ingiustamente della strage di piazza Fontana – una bomba che esplose all’interno della Banca Nazionale dell’Agricoltura il 12 dicembre di quell’anno – nella quale persero la vita 17 persone, riporta Attuale.

Un riconoscimento che arriva anche grazie alla lotta “instancabile” per la verità portata avanti dalla moglie Licia, scomparsa a 96 anni e lo scorso anno premiata con l’Ambrogino alla memoria. L’intitolazione nasce dal basso: dopo la raccolta di 5mila firme portata avanti dal comitato di quartiere e una mozione firmata da Alessandro Giungi, Rosario Pantaleo, Enrico Fedrighini e Carlo Monguzzi. La decisione, giunta con una delibera della giunta di Palazzo Marino lo scorso 5 marzo, è stata presa a seguito di un ordine del giorno approvato dal Consiglio comunale nel 2025.

Ieri, 19 marzo, san Giuseppe, il giorno scelto per l’inaugurazione. Sono in tanti a riversarsi in questa via lunga poco meno di 200 metri, senza numeri civici, ad eccezione dell’ingresso di Spazio Micene, luogo di aggregazione nel quartiere da oltre vent’anni. Un quartiere che non ha dimenticato il suo “ferroviere”, “la diciottesima vittima di piazza Fontana”, come venne definito Pinelli dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Presenti anche il sindaco Giuseppe Sala, istituzioni cittadine, assessori, consiglieri comunali, Anpi, Arci e attivisti. Un lungo applauso quando il velo bianco scopre la targa. Si canta “Bella Ciao”, prima sottovoce, poi sempre più forte.

“La politica ha fatto quello che è giusto fare: ricordare per tutti noi, non solo per la famiglia, il significato del sacrificio di Pino Pinelli, che non può essere considerato una figura “controversa“”, ha dichiarato il primo cittadino, riferendosi anche alle polemiche sollevate dal centrodestra. “Mi auguro – aveva detto nei giorni scorsi il deputato di FdI Riccardo De Corato – che la giunta decida di intitolare una via o un piazzale anche al commissario Luigi Calabresi, perché al momento Milano ne è priva”.

“È giusto che non solo si ricordi, ma si impari da chi più di noi ha impegnato la sua vita per i propri ideali. Gli ideali non sono cose eteree, sono cose vere di cui oggi c’è grande bisogno”, ha aggiunto Sala. Si è rivolto poi a Claudia e Silvia Pinelli: “La mia preghiera è che prendiate questa via come l’abbraccio di Milano, ma anche come stimolo a andare avanti perché il nostro Paese ha ancora bisogno dei valori che vostro padre ha portato avanti nella sua, purtroppo breve, vita”.

“Una storia soltanto nostra che è diventata qualcosa di più”, dicono Claudia e Silvia. Una delle pagine più dolorose della storia di Milano. Una ferita ancora da ricucire, anche se, aggiunge Claudia, “la pacificazione senza una verità è difficile averla. Possiamo cercare di avere una memoria collettiva, non una memoria condivisa. Le targhe servono anche per questo, per confrontarsi con le verità e la giustizia negata”.

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