Como, 19 marzo 2026 – Un federalismo radicale come modello alternativo allo Stato unitario centralizzato torna al centro del dibattito dopo la scomparsa di Gianfranco Miglio, avvenuta oggi. La sua ideologia, che prevedeva un ruolo centrale per le autorità federali e le macroregioni, fu un pilastro del pensiero politico della Lega Lombarda negli anni ’90, riportando alla luce il suo lascito, riporta Attuale.
La passione per l’insegnamento
Nato a Como nel 1918, si laureò in Giurisprudenza all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano nel 1939. Dopo aver intrapreso la carriera di docente, Miglio si distinse nel campo della giurisprudenza e della politologia, diventando un esperto di filosofia politica e storia delle istituzioni.
Dal 1959 al 1988, Miglio occupò la cattedra di Dottrina dello Stato e poi di Scienza della politica alla Cattolica di Milano, dove fondò e diresse il Centro studi e ricerche sulla politica, promuovendo un’analisi comparativa delle istituzioni ispirata a pensatori come Carl Schmitt, Gaetano Mosca e Max Weber.
L’avvento in politica
Iscritto alla Democrazia Cristiana dal 1943, Miglio partecipò alla fondazione del movimento federalista “Il Cisalpino” a Como il 27 aprile 1945, proponendo un modello di suddivisione territoriale sul modello svizzero. L’idea di federalismo integrale, che propose a Umberto Bossi nel 1990, prevedeva un governo centrale snello e un Senato federale.
La teoria del federalismo
Miglio teorizzava un governo diretto da un’assemblea composta dai governatori delle macroregioni e un presidente federale eletto, il quale avrebbe simboleggiato l’unità del Paese. Tuttavia, i punti salienti del suo progetto furono adottati solo marginalmente dalla Lega Nord, la quale optò per una strategia più conservativa nei confronti dello Stato centrale.
La lite con Bossi
Il rapporto con Bossi si deteriorò rapidamente; Miglio, insoddisfatto della direzione presa dalla Lega, lasciò il partito il 16 maggio 1994. In un’affermazione pubblica, espresse il desiderio di non rivedere più Bossi, accusandolo di usare il federalismo per mantenere il potere.
Dopo la rottura
Dopo la sua uscita dalla Lega, Miglio fu rieletto al Senato nel 1996 con il Polo per le Libertà e continuò ad impegnarsi in iniziative autonomiste, fondando il Fronte federalista e la Lista per la Lombardia. Morì a Como il 10 agosto 2001, all’età di 83 anni. La sua eredità politica rimane una parte significativa del dibattito sul federalismo in Italia.