Riforma Elettorale e Rischi di Instabilità per l’Italia
Roma, 29 maggio 2026 – Senza una riforma elettorale si rischia obiettivamente un avvitamento di sistema. Non solo per i risultati prevedibili di un Parlamento senza maggioranza o con una maggioranza molto ristretta, a cui porta naturalmente un sistema per cinque ottavi proporzionale e per il resto con un correttivo basato su collegi uninominali, i quali tendono numericamente a pareggiarsi, riporta Attuale.
Il dato su cui si riflette poco è un altro: le due coalizioni oggi stabilizzate sono molto più polarizzate e distanti tra loro rispetto al passato, al punto che una loro scomposizione dopo il voto per ricomporre una diversa maggioranza di governo sembra sostanzialmente impossibile. Si profila quindi la possibilità di elezioni a ripetizione. Di conseguenza, un sistema a premio appare necessario, pur non favorendo sostanzialmente nessuna delle due coalizioni, considerando l’equivalenza dei loro consensi e il conseguente velo di ignoranza sul vincitore.
Tuttavia, il testo della riforma elettorale reso noto suscita interrogativi sulla sua congruenza. Ci sono rischi di incostituzionalità e scelte discutibili? I veri problemi sono tre e non sono affatto irrilevanti. Il primo riguarda la scelta dei rappresentanti: l’eliminazione dei collegi uninominali maggioritari prevede sia una lista bloccata di partito sia una seconda di coalizione per il premio. Questo va oltre un uso moderato di liste bloccate consentito dalla Corte. C’è ancora tempo per inserire i collegi uninominali proporzionali di partito della vecchia legge provinciale.
Il secondo problema è l’esclusione degli elettori di Valle d’Aosta e Trentino Alto Adige dal computo per stabilire il premio di maggioranza, il che significherebbe che il loro voto non avrebbe lo stesso peso di quello del resto degli italiani. È necessario reinserirli. Inoltre, il tetto del premio del 55% rischia di essere superato, avvicinandosi ai quorum di garanzia poiché i seggi di Valle d’Aosta e Trentino non sono inclusi nei 220 deputati e 113 senatori necessari per il premio.
Sarebbe opportuno evitare di cercare motivi aggiuntivi di incostituzionalità di debole consistenza, come la critica all’indicazione del candidato Premier. Invece di lamentarsi, l’opposizione farebbe meglio a programmare primarie aperte per l’autunno, unico modo per raggiungere una soluzione condivisa nel centrosinistra.
Per quanto riguarda le scelte inopportune, l’eliminazione del ballottaggio può condurre a elezioni non decisive se vari gruppi si presentassero separatamente, senza raggiungere la soglia del 42% in un unico turno. Elezioni non decisive ci porterebbero di nuovo verso il ripetersi delle elezioni, piuttosto che vers la formazione di coalizioni post-elettorali.
È comprensibile che mantenendo il bicameralismo l’organizzazione del ballottaggio risulti complicata, e questo sembra essere il motivo per cui tale strumento è stato accantonato. Ciò rappresenta una motivazione in più per affrontare questo argomento nella prossima legislatura con una revisione costituzionale condivisa, considerando che nella pratica il monocameralismo è già una realtà che crea solo problemi senza apportare vantaggi.