Sequestro record da 200 milioni per il tesoro di Matteo Messina Denaro
Il patrimonio di Matteo Messina Denaro includeva fondi nascosti di duecentomila euro dentro un puf, milioni depositati in banche del Lussemburgo, ville sul mare di Marbella e significative partecipazioni azionarie in istituti di credito libanesi. Arrestato il 16 gennaio 2023 e deceduto nel carcere de L’Aquila nove mesi dopo, il boss mafioso non aveva il suo tesoro sepolto in qualche vecchio baglio di Campobello di Mazara, ma conservato tramite prestanomi nei luoghi più rinomati della finanza internazionale. Un colpo significativo è stato inferto dalla Dda di Palermo, che ha portato a termine un sequestro record di oltre 200 milioni di euro, aggiungendo un nuovo capitolo alla lunga e tenace lotta dell’antimafia italiana: la caccia al patrimonio dei boss, riporta Attuale.
Il governo ha già confiscato circa quattro miliardi di euro appartenenti all’orbita di Messina Denaro e delle sue ‘teste di legno’, rappresentando l’enorme portata di un impero criminale alimentato dai proventi del narcotraffico, reinvestiti in attività come supermercati, resort di lusso e parchi eolici. La premier Giorgia Meloni ha espresso soddisfazione, dichiarando che il tesoro sarà destinato “in particolare al rafforzamento dei presìdi di sicurezza nelle stazioni ferroviarie”.
Il filo che ha portato al recente sequestro è iniziato con una segnalazione burocratica che evidenziava movimenti sospetti su conti bancari in Lussemburgo, per un totale di circa 12 milioni di euro, intestati alla moglie Maruia Antonina e al figlio Luca di Giacomo Tamburello, note figure legate al narcotraffico. Tutti e tre sono stati arrestati per “impiego di denaro o beni di provenienza illecita”.
Da questa segnalazione, i finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Palermo hanno iniziato a investigare un complesso reticolo finanziario. Tra le scoperte più rilevanti vi è la Cinzano Ltd, una società fondata nel 2011 alle Cayman, che gestiva oltre 600.000 azioni in una banca libanese, con un valore stimato di 79 milioni di euro. Non si tratta solo di un semplice riciclaggio, ma di un esempio di alta finanza criminale, con partecipazioni bancarie, conti in valuta estera e strutture societarie a matrioska. Messina Denaro non si comportava come un tradizionale estorsore; anziché imporre il pizzo, richiedeva percentuali dal 3 al 10% su ogni attività d’impresa.