Rifiuto dello Zimbabwe di Accettare Aiuti Sanitari Usa in Cambiamento di Dati
Lo Zimbabwe ha rifiutato un’offerta di aiuti sanitari da 367 milioni di dollari proposti dal governo degli Stati Uniti, che era condizionata alla firma di un accordo che avrebbe comportato la cessione di dati sanitari e campioni biologici. Questo rifiuto è emerso a febbraio, ma è stato reso noto solo di recente dopo la pubblicazione di dettagli da parte della rivista scientifica Bulletin of the Atomic Scientists, che ha messo in luce le implicazioni del modello di aiuti statunitensi, riporta Attuale.
Il governo di Harare ha respinto i termini che avrebbero richiesto la condivisione dei dati sanitari dei propri cittadini e l’invio di agenti patogeni per consentire la produzione e lo sviluppo di nuovi farmaci da parte delle aziende farmaceutiche americane. In base all’accordo, gli Stati Uniti avrebbero fornito aiuti per cinque anni, ma in cambio avrebbero acquisito diritti su dati e campioni per un periodo di 25 anni, con la possibilità di trasferirli ad altre aziende americane. Ciò solleva preoccupazioni significative riguardo alla privacy e alla sovranità nazionale.
Il modello di aiuti Usa, denominato America First Global Health Strategy, ha trovato fino ad ora l’approvazione di molti paesi, tra cui Burundi, Angola, Niger, El Salvador, Panama e Bolivia, a dispetto delle forti critiche di chi lo considera una forma di neocolonialismo, dove i paesi sviluppati scambiano denaro per dati e campioni prelevati dalle popolazioni più vulnerabili. In Kenya, addirittura, l’Alta Corte ha sospeso un memorandum d’intesa con il governo statunitense, dichiarando che le condizioni imposte violano la legislazione sulla privacy.
Nel frattempo, in altre nazioni africane, le organizzazioni della società civile hanno avviato manifestazioni contro questa nuova forma di colonialismo del XXI secolo. Le misure statunitensi arrivano dopo una significativa riduzione del budget di UsAid e l’uscita degli Stati Uniti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, dando al governo americano più libertà di manovra in termini di politiche sanitarie internazionali, che spesso vincolano l’assistenza a condizioni stringenti.
Il valore dei dati sanitari raccolti, secondo l’amministrazione Trump, supererebbe il costo del programma. Le aziende farmaceutiche americane sono pronte ad utilizzare queste informazioni per sviluppare vaccini e terapie per le principali malattie, sfruttando un vasto magazzino di informazioni. Questo approccio ha suscitato timori di una competizione internazionale aggressiva, in particolare rispetto alla Cina, che ha instaurato pratiche simili con i paesi in via di sviluppo.
Nonostante i vantaggi potenziali, ci sono stati rifiuti significativi di alcuni paesi, come il Ghana, mentre la Nigeria, l’Uganda e l’Etiopia hanno accettato ingenti somme di denaro. La situazione evidenzia una crescente sfida per le nazioni africane: bilanciare la necessità di aiuti contro le ripercussioni della cessione della propria indipendenza sanitaria.