Emergenza umanitaria in Venezuela: 680.000 bambini in pericolo, denuncia l’Unicef
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CARACAS – Il dramma nel dramma. Decine di bambini, più di 500 secondo fonti indipendenti, sono rimasti orfani a causa degli eventi sismici devastanti recenti. Alcuni si sono presentati da soli ai centri di accoglienza o agli ospedali per ricevere le cure necessarie. Il governo, che ha proclamato sette giorni di lutto, non fornisce dati ufficiali, ma assicura che saranno garantiti gli adeguati supporti ai minori in difficoltà, riporta Attuale.
Nei centri di accoglienza a Caracas, una cinquantina di bambini di età compresa tra i 3 e i 10 anni saranno ospitati. La notizia ha attirato l’attenzione di numerosi volontari, tra cui psicologi e medici, pronti a offrire il loro supporto con l’approvazione del Centro di protezione dei minori. Suor Daisy, una delle responsabili, ha dichiarato: «Stiamo preparando la casa per accoglierli», con lettini pronti all’uso.
Rosanna Braci, nutrizionista marchigiana, ha espresso il suo desiderio di contribuire, sottolineando l’importanza di un intervento ben organizzato, in quanto la situazione è destinata a perdurare. Ieri, la sede del Consiglio governativo per la protezione dei minori era chiusa, come molte scuole e negozi, a causa della paura di ulteriori scosse. Tuttavia, gli ospedali rimangono attivi, con i medici che lavorano a ritmi frenetici e alle prese con stipendi ridotti.
Biagio Sgro, chirurgo traumatologo dell’Hospital Pérez Carreño a Caracas, ha descritto una situazione allarmante: «Moltissimi bambini rimarranno disabili. Senza casa, a volte senza genitori, amputati a 4, 5, 6 o 12 anni». Nello stesso ospedale, una decina di bambini sono stati ricoverati dopo l’amputazione di entrambe le gambe. «Ci vorrà tempo per spiegare loro cosa è successo», ha aggiunto Sgro, evidenziando il bisogno di supporto psicologico.
Ogni giorno, circa dieci nuovi pazienti traumatizzati e gravemente feriti arrivano agli ospedali. «Il loro futuro in molti casi è compromesso per sempre», ha dichiarato Sgro, rivelando che il 24 giugno, gli ospedali erano privi di adeguati materiali per affrontare l’emergenza. La popolazione ha risposto alla situazione di crisi, svuotando le farmacie per rifornire i medici. Parallelamente, il governo ha negato che fosse necessaria assistenza esterna, minacciando sanzioni ai dottori che avessero accettato forniture private.
L’Unicef ha lanciato un allerta urgente, affermando che 680.000 bambini in Venezuela hanno bisogno di assistenza umanitaria, inclusi beni di prima necessità come cibo e acqua. Attivisti segnalano rischi di «sparizioni» e tentativi di violenza nei rifugi improvvisati, come nel grande campo tendato del Parque del Oeste a Caracas. In mezzo al caos, una nonna con la nipotina di sei anni ha trovato rifugio in una piccola tenda, temendo per la loro sicurezza. «La piccola Gladys è traumatizzata e si sente più sicura qui», ha affermato la nonna, mentre la speranza di tornare a casa resta un pensiero lontano per molti.