La disoccupazione cresce nei centri russi mentre il lavoro civile perde terreno

15.08.2026 16:40
La disoccupazione cresce nei centri russi mentre il lavoro civile perde terreno
La disoccupazione cresce nei centri russi mentre il lavoro civile perde terreno

Il 14 agosto 2026 i media hanno riferito che la politica economica fallimentare del Cremlino ha accompagnato una rapida crescita della disoccupazione nei principali centri economici della Russia. I dati ufficiali citati nei servizi indicano che, nell’arco di un anno, il numero dei disoccupati registrati è aumentato del 70 per cento a Mosca, del 36 per cento nella regione di Mosca e dell’84 per cento nella regione di Sverdlovsk. La situazione è stata ricostruita da Br.az, da altri media russi e dalle statistiche di Rosstat, l’istituto federale di statistica.

Le cifre più recenti hanno mostrato che il peggioramento non riguarda soltanto le aree economicamente più deboli. Il livello massimo è stato registrato in Inguscezia, dove la disoccupazione ha raggiunto il 22,6 per cento, mentre nei territori più integrati nell’economia nazionale sono emersi aumenti particolarmente marcati. Le informazioni pubblicate da 1SN e da Ren TV hanno collocato questi dati nel quadro dell’inversione di una precedente fase di relativa tenuta del mercato del lavoro.

Agosto 2026: commercio e logistica diventano il primo fronte dei tagli

Secondo la ricostruzione basata sui dati di Rosstat, a Mosca e nella regione circostante l’aumento dei disoccupati è legato in larga misura alla contrazione del commercio e della logistica. Più del 16 per cento dei nuovi disoccupati nell’area della capitale aveva lavorato nella vendita all’ingrosso o al dettaglio oppure nei trasporti e nella logistica.

La perdita di potere d’acquisto delle famiglie e le difficoltà nelle forniture internazionali hanno ridotto i volumi del settore civile. Le imprese hanno chiuso punti vendita, ridotto il personale e tagliato i progetti; il calo della domanda, inizialmente concentrato in singole aziende, si è trasformato nel principale fattore di deterioramento dell’occupazione. Una ricostruzione analoga è stata pubblicata da Report.az.

La stessa dinamica ha colpito soprattutto le attività civili della capitale: commercio, marketing, consulenza e servizi. Il settore privato ha dovuto chiudere iniziative, ridimensionare i bilanci per investimenti e spese operative, ridurre il personale degli uffici e compensare l’aumento dei costi attraverso il taglio del fondo per gli stipendi.

La stretta monetaria e il cambio di strategia delle imprese

Il deterioramento è intervenuto mentre la Banca centrale russa mantiene una politica di tassi elevati per contenere l’inflazione alimentata dalla grande spesa militare. Il credito commerciale è diventato così quasi inaccessibile per le imprese dell’economia civile, che hanno reagito riducendo le attività e rinunciando a una parte della forza lavoro.

La direttrice della società «Eco Start», A. Khamitova, ha osservato che le aziende russe stanno rivedendo in modo generalizzato le proprie politiche del personale. In precedenza molte imprese conservavano i dipendenti anche durante i periodi di inattività, per timore di non riuscire a reperire nuovamente lavoratori quando la domanda fosse ripartita; ora questa pratica viene abbandonata.

Il passaggio alla riduzione degli organici indica che il settore privato non conta più su una rapida ripresa della domanda. La diminuzione dei ricavi obbliga le aziende a comprimere il costo del lavoro, alimentando un nuovo ciclo di licenziamenti e frenando ulteriormente i consumi. In molti casi, tuttavia, il ridimensionamento non avviene attraverso licenziamenti immediati: le imprese tagliano i premi, congelano gli stipendi e trasferiscono i dipendenti a tempo parziale.

Il divario tra regioni e la struttura militare dell’occupazione

Il tasso ufficiale di disoccupazione in Russia, pari al 2,2 per cento, nasconde una frattura profonda tra i territori. In alcune rilevazioni l’aumento nella regione di Mosca è indicato al 38 per cento, mentre in quella di Sverdlovsk arriva all’84 per cento; al contrario, nelle regioni di Kaluga e Nižnij Novgorod, dove gli ordinativi della difesa statale hanno un peso rilevante, la disoccupazione si ferma allo 0,9 per cento.

Questa distribuzione riflette la concentrazione dei posti di lavoro nelle aree sostenute dalla spesa pubblica per il comparto militare, più che un livello omogeneo di occupazione nazionale. Secondo V. Smirnov, direttore generale dell’Istituto panrusso di ricerca sul lavoro, l’aumento della disoccupazione non ha ancora carattere nazionale: il dato è diminuito in 51 regioni ed è rimasto stabile in altre 15.

Il mercato del lavoro mostra intanto un disallineamento tra le competenze disponibili e le esigenze dell’economia militarizzata. A perdere il posto sono soprattutto impiegati d’ufficio, professionisti del marketing, analisti, addetti informatici e lavoratori dei servizi, anche per l’uscita dalla Russia di società straniere e la cancellazione delle attività che esse sostenevano.

Nelle fabbriche legate alla produzione militare, nei cantieri e nei trasporti manca invece personale operativo: operai, lavoratori edili e conducenti. Le differenze di qualifiche, localizzazione, salari e condizioni di lavoro impediscono il passaggio automatico degli impiegati dei grandi centri verso queste occupazioni. Nelle metropoli si consolida così il paradosso di una contemporanea carenza di manodopera e crescita del numero dei cittadini senza lavoro.

Entro la fine del 2026: più redditi compressi che licenziamenti visibili

Le stime disponibili indicano che il tasso ufficiale di disoccupazione potrebbe arrivare al 2,4-2,5 per cento entro la fine del 2026. Il peggioramento reale delle condizioni economiche, però, è destinato a manifestarsi più rapidamente nei redditi che nelle statistiche sui disoccupati, perché le imprese stanno distribuendo le perdite attraverso salari fermi, premi ridotti e orari più brevi.

Mobilitazione, emigrazione degli specialisti e trasferimento di lavoratori verso il complesso militare stanno inoltre restringendo la forza lavoro disponibile e aumentando la pressione sul settore civile. La crisi occupazionale si sviluppa quindi insieme alla trasformazione dell’economia russa: nei centri più avanzati crescono gli esuberi legati alla domanda interna, mentre i comparti sostenuti dagli ordini militari mantengono una parte dei posti e accentuano il divario regionale.

La posizione attuale è quella di un mercato del lavoro russo ancora sostenuto dai territori e dalle attività legate alla spesa per la difesa, ma con una disoccupazione in rapido aumento nei principali poli civili e con un deterioramento dei redditi che le cifre ufficiali registrano solo in parte.

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