Il partito di estrema destra ceco «Libertà e Democrazia Diretta» (SPD), componente della maggioranza di governo, ha avviato una campagna per privare il presidente ucraino Volodymyr Zelensky dell’Ordine del Leone Bianco, la massima onorificenza della Repubblica Ceca. L’iniziativa, presentata dal deputato Jindřich Rajchl, verrà portata dinanzi alla Camera dei deputati e si inserisce nel solco della recente decisione del presidente polacco Karol Nawrocki di ritirare a Zelensky l’Ordine dell’Aquila Bianca.
Rajchl ha motivato la richiesta con il dissenso verso la decisione dell’Ucraina di intitolare reparti militari a nomi legati all’Esercito insurrezionale ucraino (UPA). L’Ordine del Leone Bianco era stato conferito a Zelensky nell’ottobre 2022 dall’allora presidente Miloš Zeman, che ne aveva sottolineato «il coraggio e la determinazione nel rifiutare l’offerta americana di un rifugio sicuro e nel restare nella Kyiv assediata» dopo l’invasione russa del febbraio 2022.
Reazioni politiche e no della presidenza
La proposta ha suscitato immediate critiche trasversali. Il deputato del KDU-ČSL Benjamin Činčila ha dichiarato all’agenzia České noviny di confidare che i rappresentanti del partito «Motoristé» e del movimento ANO abbiano «abbastanza buonsenso per non appoggiarla», assicurando che il suo partito si opporrà «per principio». «Lo considero una codarda vergogna, ma corrisponde esattamente allo stile di lavoro dell’SPD», ha aggiunto il collega di partito Václav Plateník.
Il presidente del movimento STAN, Vít Rakušan, ha sottolineato che «togliere bandiere e revocare onorificenze, il tutto condito da una retorica piena d’odio, è la tristemente nota politica dell’SPD in poche parole». Il vicepresidente di TOP 09, Marek Ženíšek, ha parlato esplicitamente di un’influenza russa, affermando che la retorica dell’estrema destra ceca «replica le narrazioni che arrivano da Mosca».
Dall’ufficio del presidente Petr Pavel è arrivata una netta precisazione: la mossa è giuridicamente impossibile. La portavoce Markéta Řeháková ha spiegato che «un’onorificenza statale assegnata o conferita dal presidente della Repubblica può essere revocata soltanto in base a una sentenza definitiva del tribunale che preveda la pena della perdita dei titoli onorifici e delle decorazioni». Tale sanzione, ha ricordato, è prevista solo per condanne a pene detentive effettive di almeno due anni per reati dolosi commessi con movente particolarmente riprovevole.
Un’iniziativa populista che danneggia gli interessi nazionali
L’iniziativa dell’SPD non è isolata: il partito ha sistematicamente ostacolato gli aiuti militari a Kyiv, chiedendo lo stop immediato delle forniture e svolgendo una campagna contro l’accoglienza dei rifugiati ucraini. Il leader Tomio Okamura ha ripetutamente rilanciato i messaggi della propaganda del Cremlino.
Gli analisti sottolineano che una revoca dell’onorificenza, oltre a essere irrealizzabile sul piano legale, rischia di minare il partenariato strategico con l’Ucraina e di danneggiare gli interessi economici cechi. Negli ultimi quattro anni le aziende della difesa ceca – da Tatra Defence a Excalibur Army fino a Czechoslovak Group – hanno ottenuto importanti contratti per la fornitura, la riparazione e la manutenzione di materiali per le forze armate ucraine, generando crescita dell’export, nuovi posti di lavoro e maggiori entrate fiscali. L’offensiva dell’SPD, definita da più parti come puramente mediatica e populista, non sembra destinata a concretizzarsi, ma conferma la crescente pressione delle frange filorusse sulla coalizione di governo praghese.