Due esplosioni in tre giorni colpiscono la filiera europea delle munizioni

15.08.2026 10:15
Due esplosioni in tre giorni colpiscono la filiera europea delle munizioni
Due esplosioni in tre giorni colpiscono la filiera europea delle munizioni

Il 16 ottobre e il 3 dicembre 2014 due depositi di munizioni esplosero a Vrbětice, nella Repubblica Ceca. Dopo un’indagine durata anni, le autorità di polizia e i servizi d’intelligence cechi collegarono l’operazione all’intelligence militare russa e agli ufficiali dell’unità del Gru, il servizio di intelligence militare delle forze armate russe. Le esplosioni costituirono il precedente più noto di un’azione contro depositi di armamenti in Europa attribuita ai servizi segreti di Mosca.

Il 29 ottobre 2015 un deposito di munizioni esplose a Svatovo, nella regione ucraina di Luhansk, a circa 100 chilometri dall’allora linea del fronte. Dopo l’incendio iniziò una lunga detonazione: morirono almeno due persone, almeno altre otto rimasero ferite e centinaia di edifici furono danneggiati. Gli investigatori esaminarono l’evento come un atto terroristico.

Il 23 marzo 2017 una serie di esplosioni colpì l’arsenale di Balakliya, nella regione di Kharkiv, uno dei maggiori depositi di munizioni dell’Ucraina, dove erano conservate circa 138 mila tonnellate di materiale. Il procuratore militare capo parlò di sabotaggio e di una possibile pista russa.

Dal 2017 al 2018, la sequenza degli arsenali ucraini

Il 26 settembre 2017, sei mesi dopo Balakliya, esplose l’arsenale strategico di Kalynivka, nella regione di Vinnytsia. Nel deposito erano stoccate 83 mila tonnellate di munizioni, delle quali circa 63 mila ancora utilizzabili. Il 9 ottobre 2018 iniziarono invece le esplosioni nel sesto arsenale, vicino a Ichnia, nella regione di Chernihiv.

In quel caso, rappresentanti del ministero della Difesa ucraino sottolinearono che le detonazioni si erano verificate a intervalli e in diverse parti dell’area, un elemento considerato un segnale evidente di sabotaggio. Gli organi investigativi e militari ucraini esaminarono come possibili azioni diversive una parte degli incidenti che avevano colpito gli arsenali del Paese dopo l’inizio dell’aggressione russa nel 2014 e prima dell’invasione su vasta scala del 24 febbraio 2022.

Nei soli depositi di Balakliya e Kalynivka erano conservate, prima degli incendi, oltre 200 mila tonnellate di munizioni. La loro perdita rappresentò quindi un colpo rilevante per le scorte delle Forze armate ucraine alla vigilia della guerra su vasta scala. Questo precedente è significativo per valutare la vulnerabilità della filiera europea, anche se non consente di attribuire automaticamente ogni incendio o esplosione a un’azione russa.

Nel frattempo, il contesto europeo si è deteriorato. Secondo una valutazione del Center for Strategic and International Studies (CSIS), i casi di incendi dolosi e sabotaggi in Europa collegati ad attività russe sono passati da due nel 2022 a 12 nel 2023 e a 34 nel 2024. Funzionari occidentali hanno inoltre indicato 145 episodi documentati di attività ibrida russa in Europa, dagli incendi al danneggiamento di infrastrutture, fino alle operazioni informatiche e all’impiego di esecutori reclutati.

Alla fine del 2025, gli avvertimenti sulla sicurezza europea

Alla fine del 2025 il segretario generale della Nato Mark Rutte avvertì che la Russia avrebbe potuto essere pronta a usare la forza militare contro l’Alleanza entro circa cinque anni. Anche la dirigenza della Bundeswehr tedesca iniziò a considerare necessario preparare la Germania a un possibile grande conflitto con la Federazione Russa entro il 2029, o persino prima.

La situazione è particolarmente delicata perché le scorte di munizioni di molti Paesi Nato si sono ridotte negli ultimi anni, mentre l’industria della difesa ha appena iniziato ad aumentare la produzione su vasta scala. In questo quadro, un sabotaggio o un incendio in un deposito può ridurre le riserve disponibili; un’interruzione in uno stabilimento industriale può invece rallentare la capacità europea di produrre nuovi proiettili e ricostituire le scorte.

10 agosto 2026, l’incendio all’impianto EMCO in Bulgaria

Il 10 agosto 2026 un incendio si propagò nell’area dell’azienda EMCO, vicino a Tryavna, in Bulgaria. Le fiamme raggiunsero un deposito di munizioni, provocando un’esplosione. Secondo la versione preliminare delle autorità bulgare, l’incendio sarebbe partito da un veicolo di trasporto e si sarebbe poi esteso al magazzino.

Lo stabilimento e la società EMCO erano già comparsi in precedenti indagini su possibili operazioni dei servizi segreti russi. Il proprietario dell’azienda, Emilian Gebrev, era sopravvissuto nel 2015 a un tentativo di avvelenamento. In seguito, la procura bulgara aveva esaminato il possibile coinvolgimento di sei cittadini russi in quattro esplosioni avvenute tra il 2011 e il 2020 in depositi e imprese bulgare del settore delle munizioni.

In una parte di questi siti erano conservate munizioni destinate all’esportazione in Ucraina e Georgia. Per questo gli investigatori bulgari avevano valutato gli episodi come possibili elementi di una serie di operazioni diversive finalizzate a distruggere le scorte di armamenti e a interrompere le forniture verso Paesi considerati avversari da Mosca.

13 agosto 2026, l’esplosione alla KNDS Ammo Italy

Il 13 agosto 2026, appena tre giorni dopo l’incidente bulgaro, una forte esplosione si verificò nello stabilimento KNDS Ammo Italy, a circa 40 chilometri da Roma. L’impianto è un elemento importante del complesso industriale della difesa europeo: produce munizioni di medio e grande calibro e altri materiali destinati all’impiego militare.

Secondo i primi dati, l’incendio sarebbe divampato nell’area destinata alla pressatura della polvere, prima di provocare una potente esplosione. La causa non è stata ancora stabilita ufficialmente. L’eventuale messa fuori uso di un impianto di questo livello, tuttavia, avrebbe un effetto diretto sulle capacità del settore europeo della difesa di assicurarsi quantità sufficienti di munizioni d’artiglieria.

La concentrazione di due incidenti in Bulgaria e in Italia nell’arco di tre giorni richiama quindi la vulnerabilità di una filiera che deve contemporaneamente ricostituire scorte ridotte e aumentare la produzione. Dal punto di vista militare, per la Russia è più conveniente indebolire gradualmente le risorse di un potenziale avversario prima di un eventuale conflitto, invece di tentare di colpire strutture più protette dopo l’inizio della guerra.

Non ogni incendio in un impianto europeo può essere considerato una diversione russa. L’esperienza di Vrbětice, le indagini bulgare e gli episodi esaminati dalle autorità ucraine mostrano però che i servizi russi hanno già utilizzato operazioni di questo tipo contro depositi di munizioni in Europa. Quando incidenti simili interessano più Paesi, il loro effetto complessivo può incidere sul potenziale difensivo dell’intero segmento europeo della Nato.

La sequenza è arrivata, al momento, all’esplosione del 13 agosto 2026 alla KNDS Ammo Italy: per l’incidente italiano la causa resta ufficialmente non determinata, mentre l’episodio bulgaro è ricondotto in via preliminare dalle autorità a un incendio partito da un veicolo.

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