MILANO – I carabinieri del Ros hanno effettuato due perquisizioni ieri, rivelando un’inchiesta condotta dalla Procura di Milano sulle «minacce di morte indirizzate ai dissidenti politici iraniani» in Italia. L’autorità giudiziaria sta accertando l’esistenza di un’organizzazione mirata a reprimere il dissenso, attraverso intimidazioni nei confronti dei parenti in Iran e atti violenti che limitano i diritti costituzionali garantiti in Italia. Queste sono state le prime immagini emerse dall’operazione, riporta Attuale.
Segrate e Bergamo
Durante le perquisizioni, due iraniani residenti a Segrate, in provincia di Milano, e a Bergamo sono stati accusati non solo di «minacce aggravate» ma anche di «associazione con finalità di terrorismo internazionale» o eversione, in quanto le loro condotte potrebbero arrecar danno all’ordine democratico. Gli inquirenti li considerano «favorevoli alla politica repressiva» del regime iraniano e legati a un centro islamico milanese di proprietà del Consolato dell’Iran a Milano, quale diretto prolungamento del regime in Italia.
Grave danno
Storicamente, crimini simili sono stati infranti da soggetti coinvolti in atti terroristici, tuttavia, in questo caso, le condotte minatorie denunciate dai pubblici ministeri potrebbero arrecare grave danno all’Italia tramite azioni violente intese a intimidire la comunità iraniana dissidente. Questa situazione giunge a ridosso di recenti proteste contro il regime di Teheran, evidenziando le divisioni all’interno della comunità iraniana in Italia.
Il racconto di una ragazza
Tra gli episodi esaminati, un’attivista italiana di origine iraniana ha riportato di aver ricevuto minacce di morte via telefono l’11 marzo, con un messaggio chiaro nella lingua farsi: «Sei condannata alla confisca dei beni e alla morte!». Un altro caso riguarda un profilo Instagram che continua a minacciare dissidenti, segnalato da un’amica della vittima; inoltre, frasi intimidatorie sono state trovate sul citofono di casa di un’attivista. Le indagini hanno portato a identificare i due iraniani coinvolti, sottolineando l’asse di intimidazione contro chi esprime dissenso nei confronti del regime degli ayatollah.