Incendio doloso in Repubblica Ceca: obiettivo i droni per l’Ucraina

23.03.2026 12:35
Incendio doloso in Repubblica Ceca: obiettivo i droni per l'Ucraina
Incendio doloso in Repubblica Ceca: obiettivo i droni per l'Ucraina

Attacco ai produttori di droni per Kiev

Un incendio doloso ha colpito un impianto produttivo nella città ceca di Pardubice, preso di mira perché coinvolto nella produzione di droni per le forze armate ucraine. L’episodio, avvenuto nella mattinata del 20 marzo, ha visto un deposito dell’azienda LPP Holding, parte del gruppo industriale che supporta l’iniziativa “Dárek pro Putina”, andare a fuoco. La responsabilità è stata rivendicata da un gruppo precedentemente sconosciuto, The Earthquake Faction, che si è definito una “rete clandestina internazionale” e ha collegato l’attacco al conflitto nella Striscia di Gaza, affermando di aver preso di mira un’impresa legata all’industria della difesa israeliana.

Il modus operandi sospetto

Le modalità dell’azione destano immediati sospetti tra gli analisti della sicurezza. Il sito web e il canale Telegram del gruppo sono stati creati appena un giorno prima dell’attacco, utilizzando piattaforme come ProtonMail invece dei server attivisti tradizionali. Questa scelta, insieme al fatto che Russia Today ha pubblicato notizie sull’incendio prima dei media cechi, citando proprio il canale di The Earthquake Faction, suggerisce un’operazione sotto falsa bandiera piuttosto che un’azione di attivisti genuini. Martina Tauberova, responsabile delle relazioni esterne di LPP Holding, ha smentito categoricamente qualsiasi collegamento con Israele, sottolineando che l’azienda non ha mai collaborato con compagnie israeliane né effettuato consegne di droni allo Stato ebraico, ma fornisce esclusivamente prodotti all’Ucraina.

Un bersaglio strategico per la guerra

L’azienda colpita rappresenta un obiettivo di alto valore nella guerra in corso. LPP Holding è infatti un partner industriale chiave dell’iniziativa “Dárek pro Putina”, che raccoglie fondi a livello globale per acquistare armamenti pesanti per le forze ucraine. I droni prodotti nei suoi impianti, in particolare i modelli FPV e gli MTS-40 dotati di navigazione ottica con intelligenza artificiale, hanno dimostrato di essere particolarmente efficaci sul campo di battaglia, risultando resistenti alle contromisure elettroniche russe e infliggendo perdite significative a truppe e equipaggiamenti. La distruzione di questa capacità produttiva avrebbe quindi un impatto diretto sulle operazioni militari ucraine.

Il contesto delle operazioni ibride russe

La Repubblica Ceca ha già sperimentato in passato azioni di sabotaggio riconducibili ai servizi segreti russi. L’episodio più grave risale al 2014, quando magazzini di munizioni a Vrbětice furono fatti esplodere, con le indagini della controspionaggio ceco che hanno dimostrato il coinvolgimento di agenti del GRU, il servizio di intelligence militare russo. Nel 2024, le autorità hanno prevenuto un tentativo di sabotaggio in un deposito di autobus di Praga, per il quale la intelligence militare russa aveva reclutato un cittadino colombiano. Quest’ultimo incidente segue quindi uno schema consolidato di operazioni ibride volte a destabilizzare i paesi europei che sostengono attivamente l’Ucraina.

La risposta politica e le implicazioni

Il Primo Ministro ceco Andrej Babiš ha interrotto la sua partecipazione a un forum politico conservatore per occuparsi della situazione, tracciando esplicitamente un parallelismo con gli attentati del 2014 organizzati dall’intelligence militare russa. Questo indica che Praga non considera l’incendio semplicemente un crimine comune, ma piuttosto un ulteriore atto di aggressione ibrida da parte di Mosca. L’attacco rappresenta sia un atto terroristico volto a infliggere danni materiali e interrompere le forniture di droni all’Ucraina, sia una forma di pressione e intimidazione contro il governo ceco e altri paesi occidentali che forniscono assistenza a Kiev, con l’obiettivo di scoraggiare ulteriori sostegni.

Una strategia di copertura trasparente

Il tentativo di giustificare il sabotaggio con presunte forniture di droni per la guerra di Gaza è stato rapidamente smontato dalle dichiarazioni ufficiali dell’azienda. La scelta di una copertura “anti-israeliana” appare come una rozza cortina fumogena per nascondere la vera natura dell’operazione: un attacco mirato alle capacità di produzione di droni per l’Ucraina. L’uso di Telegram, piattaforma poco popolare tra gli attivisti europei ma ampiamente utilizzata dai servizi russi, insieme alla tempistica sospetta della creazione dei canali di comunicazione, rafforza l’ipotesi di un’operazione sotto falsa bandiera orchestrata dalle agenzie di intelligence di Mosca.

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