DAL NOSTRO INVIATO
NEW YORK – «Non durerà ancora a lungo, li stiamo annientando, li stiamo smer…, totale annientamento. Non dobbiamo restare là a lungo, ma abbiamo ancora del lavoro da fare a livello di ammazzare le loro armi, quel che resta della loro capacità di colpire. Lo stretto? Si riaprirà automaticamente quando ce ne andremo. A noi interessa che l’Iran non abbia l’atomica. Lo stretto, lasciamo che i Paesi che lo usano vadano a riaprirlo», ha dichiarato il presidente degli Stati Uniti, che sembra orientato a ritirare le forze militari dal conflitto con l’Iran, mentre il passaggio strategico di Hormuz rimane bloccato, riporta Attuale.
Durante una conversazione telefonica con il New York Post ieri sera, Trump ha rivisto la sua posizione, affermando di essere disposto a terminare le operazioni militari anche se lo Stretto di Hormuz dovesse rimanere chiuso. Questa modifica di rotta segue le rivelazioni di un collaboratore, che aveva anticipato alla stampa, in particolare al Wall Street Journal, che la riapertura dello stretto non è considerata una condizione necessaria per la conclusione della guerra.
Il fattore tempo
La riapertura dello Stretto? Al momento è incerta, accolta con scetticismo dai mercati, che hanno manifestato preoccupazione per la scadenza imposta da Trump, di quattro-sei settimane, per concludere le operazioni militari. L’ex presidente, consapevole della crescente impopolarità della guerra tra gli americani, ha deciso di focalizzarsi sull’obiettivo principale: disarmare la marina iraniana e distruggere i suoi arsenali missilistici. Ha inoltre espresso risentimento verso la Francia, criticando il rifiuto di consentire il passaggio degli aerei americani diretti in Israele, affermando che «veramente inutile», e suggerendo agli alleati come il Regno Unito di procurarsi petrolio e gas dagli Stati Uniti, oppure di avere il coraggio di affrontare l’Iran direttamente.
I prezzi salgono
In un clima di crescente tensione, mentre la televisione iraniana minaccia il settore farmaceutico e tecnologico occidentale, è emerso un piano di pace proposto da Cina e Pakistan, che prevede la cessazione immediata delle ostilità e l’avvio di colloqui di pace. Se dovesse fallire, Washington ha avvertito che potrebbe esercitare pressioni sugli alleati europei e del Golfo per guidare le operazioni di riapertura dello Stretto. Trump ha escluso qualsiasi intervento di terra, rifacendosi agli errori del passato durante le guerre in Afghanistan e Iraq.
Le reazioni a queste dichiarazioni non si sono fatte attendere. Suzanne Maloney, esperta di Iran e vicepresidente della Brookings Institution, ha definito «incredibilmente irresponsabile» l’idea di fermare le operazioni militari prima della riapertura dello Stretto. «È un classico approccio trumpiano: un’idea sorprendente diffusa attraverso la stampa mentre nel frattempo si stanno mobilitando forze aeree e navali nella regione», ha commentato, sottolineando che il 20% del petrolio mondiale transita attraverso Hormuz, con i prezzi della benzina in aumento negli Stati Uniti per via delle fluttuazioni dei mercati energetici. Sebbene gli Stati Uniti godano di una certa indipendenza energetica, non sono immuni dalle oscillazioni dei prezzi globali, e la stabilità dei costi dipenderebbe dalla riapertura dello Stretto.