Trump minaccia attacchi all’Iran: ultimatum definitivo sullo stretto di Hormuz
Donald Trump ha annunciato lunedì che questa volta il suo ultimatum all’Iran è «definitivo». Ha dichiarato che se l’Iran non riaprirà lo stretto di Hormuz e non accetterà un accordo con gli Stati Uniti entro le 20 di martedì sera ora americana, le 2 del mattino ora italiana, gli Stati Uniti cominceranno a bombardare i ponti, le centrali elettriche e le infrastrutture civili iraniane, riporta Attuale.
Indizi recenti suggeriscono che l’ultimatum di Trump potrebbe essere più serio rispetto ai precedenti, sebbene ci sia la possibilità di un ulteriore rinvio, che sarebbe il quarto in tre settimane. Questa strategia di negoziazione è singolare: normalmente un ultimatum segna la fine del dibattito, ma Trump lo utilizza come strumento per iniziare i colloqui, minacciando l’altra parte per forzarla a negoziare da una posizione di debolezza.
Trump ha frequentemente impiegato questa tecnica, con risultati variabili. Lo scorso anno, l’introduzione di dazi su ampia scala costrinse alcuni partner commerciali a negoziare accordi sfavorevoli, come nel caso dell’Unione Europea. Tuttavia, paesi come la Cina hanno resistito alle intimidazioni, ottenendo condizioni più favorevoli, poiché molte volte gli ultimatum di Trump si sono rivelati bluff, culminando in ritiri last-minute da minacce catastrofiche.
Nei colloqui con l’Iran, il presidente statunitense ha ripetutamente disatteso i suoi ultimatum. Il primo, risalente al 21 marzo, prevedeva che se l’Iran non avesse riaperto lo stretto di Hormuz «entro 48 ore», gli Stati Uniti avrebbero «distrutto LE CENTRALI ELETTRICHE, A PARTIRE DALLA PIÙ GRANDE!». Tuttavia, il 23 marzo, quando stava per scadere l’ultimatum, Trump dichiarò che si stavano svolgendo negoziati diplomatici «produttivi» e quindi prorogò il termine di cinque giorni.
Il 26 marzo, di fronte al crollo dei mercati, Trump rinviò nuovamente l’ultimatum, stabilendo una nuova scadenza per il 6 aprile alle 20 ora americana. Il suo discorso oscillava tra ottimismo e minacce, con dichiarazioni di possibili bombardamenti su impianti di desalinizzazione iraniani, considerati uno dei molti crimini di guerra minacciati.
Nel fine settimana scorso, la retorica di Trump è diventata ancora più aggressiva. Domenica ha esclamato sui social: «Aprite quel cazzo di stretto, pazzi bastardi, o vivrete all’inferno», minacciando l’Iran di «ritornare all’età della pietra» e di una «demolizione completa» del paese. Tuttavia, lo stesso giorno, ha spostato l’ultimatum di un giorno, senza ulteriori spiegazioni, fissando una nuova scadenza per il 7 aprile.
Finora, Trump ha rinviato sempre i suoi ultimatum poiché l’Iran non ha ceduto alle minacce, dimostrando che tali tentativi di intimidazione sono stati in realtà bluff, insinuando che Trump non fosse realmente pronto ad attuare le sue minacce. Qualora decidesse di mantenere il suo ultimatum, i continui rinvii potrebbero aver minato la credibilità della sua minaccia. Dalla prima dichiarazione sull’attacco alle centrali elettriche, sono passati quasi venti giorni, durante i quali il regime iraniano si è preparato a resistere meglio alle possibili aggressioni.