Accordo di cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran: poche misure e attese per futuri negoziati

08.04.2026 10:05
Accordo di cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran: poche misure e attese per futuri negoziati

Cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran: accordo limitato e future trattative

L’accordo per il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran, fatto poche ore prima dello scadere dell’ultimatum di Trump, stabilisce poche cose e rimanda la discussione della gran parte delle questioni a successivi negoziati. La base chiara del cessate il fuoco è la sospensione degli attacchi sull’Iran da parte di Stati Uniti e Israele per due settimane. In cambio, l’Iran per lo stesso periodo si è impegnato a riaprire lo stretto di Hormuz e a sospendere a sua volta gli attacchi verso Israele e i paesi del Golfo, riporta Attuale.

Non ci sono stati resi pubblici altri punti; tipicamente, quando si decide un cessate il fuoco, gli accordi sono limitati. Tuttavia, in questo caso, manca anche una qualsiasi apertura verso un percorso più a lungo termine, come era avvenuto precedentemente nel conflitto nella Striscia di Gaza. Nonostante questo, Trump e l’Iran hanno presentato l’accordo come una vittoria.

Martedì, l’Iran ha inviato ai mediatori un piano di pace in dieci punti, che ripropone sostanzialmente le rivendicazioni fatte nelle settimane scorse, incluso il diritto a ottenere risarcimenti di guerra. Trump ha sorprendentemente definito queste proposte «una buona base di partenza» per future trattative, ma appare difficile che possano essere accettate.

I negoziati potrebbero tenersi in Pakistan nei prossimi giorni, anche se non ci sono date o appuntamenti definiti. Il Pakistan è diventato il mediatore principale per questo cessate il fuoco grazie ai rapporti favorevoli con l’amministrazione Trump e ai legami culturali con l’Iran, che ospita una significativa comunità sciita.

Altri paesi hanno contribuito alla mediazione, secondo fonti anonime citate dai media internazionali. Egitto, Turchia e Arabia Saudita hanno già partecipato in modo indiretto, mentre nelle ultime ore è intervenuta anche la Cina, con forti legami economici con l’Iran.

Nell’annunciare l’accordo, il primo ministro pachistano Shehbaz Sharif ha dichiarato che questo riguarderebbe «ogni fronte della guerra», ma Israele ha subito precisato che non si applicherà al Libano. Il governo di Benjamin Netanyahu continuerà così a bombardare il paese e a condurre operazioni di terra nel sud, che hanno assunto le dimensioni di un’invasione.

Rimangono molte questioni irrisolte, tra cui la riapertura dello stretto di Hormuz, fondamentale per il commercio mondiale di petrolio e gas. Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha affermato che il traffico riprenderà «sotto il controllo delle forze armate iraniane», ma rimane incerto il tipo di coordinamento necessario e se verrà richiesto un pedaggio, come avvenuto in passato.

Non sono stati menzionati nemmeno gli aspetti legati al programma nucleare e missilistico iraniano, che sia gli Stati Uniti che Israele intendono ridurre. L’Iran possiede attualmente circa 440 chilogrammi di uranio arricchito al 60%, fondamentale per la produzione di armi nucleari, e non mostra disponibilità a discutere limitazioni sulle proprie capacità balistiche.

Il piano di dieci punti presentato dall’Iran prevede il riconoscimento del diritto a un programma nucleare e l’eliminazione di tutte le sanzioni internazionali.

Inoltre, gli Stati Uniti stanno ancora trattando con il regime iraniano; durante il conflitto, gli attacchi aerei hanno eliminato vari leader, tra cui la Guida Suprema, Ali Khamenei, ma la struttura del regime è rimasta intatta, nonostante le speranze di cambiamento espresse da Washington e Tel Aviv. Eventuali futuri negoziati dovranno affrontare la questione della guerra con l’Iran, con i Guardiani della Rivoluzione saldamente al comando del paese.

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