Il conflitto in Medio Oriente: un logoramento economico senza soluzione
La guerra in Medio Oriente non è finita; è entrata in una fase di logoramento economico. Attualmente, i bombardamenti sono cessati e le trattative diplomatiche sono ferme. Giovedì mattina, il sito Axios ha riportato che il presidente statunitense Donald Trump starebbe ponderando nuovi attacchi contro l’Iran per indurre il regime a riprendere i negoziati, riporta Attuale.
La situazione attuale ruota attorno al controllo dello stretto di Hormuz e alle pressioni reciproche tra Iran e Stati Uniti, entrambe le parti sono attualmente in attesa degli effetti del blocco dello stretto.
Due conflitti distinti
Parlando di guerra in Medio Oriente, è necessario riconoscere che si tratta di due conflitti distinti: quello tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran, che ha visto coinvolti anche i paesi arabi del Golfo, e quello di Israele contro Hezbollah in Libano.
Entrambi i conflitti sono sospesi grazie a un cessate il fuoco. Donald Trump ha esteso quello con l’Iran senza fissare una scadenza, mentre il cessate il fuoco con il governo libanese è stato prorogato fino al 17 maggio. Gli scontri con l’Iran sono attualmente in pausa, così come gli attacchi aerei contro i paesi del Golfo Persico.
In Libano, tuttavia, l’esercito israeliano ha continuato le operazioni militari, danneggiando infrastrutture civili. Hezbollah ha condotto attacchi più sporadici, mentre l’esercito israeliano mantiene un’occupazione inare al confine, impedendo il ritorno dei profughi.
Stallo nei negoziati
I negoziati tra Israele e il governo libanese proseguono, ma sono complicati dalla non partecipazione di Hezbollah. Il governo libanese si trova in una posizione difficile: chiede il ritiro israeliano dal sud del paese, mentre Israele non ha intenzione di farlo. Inoltre, non possiede i mezzi per disarmare Hezbollah, come richiesto da Israele e dagli Stati Uniti. Entrambe le parti sono bloccate in una spirale di conflitti continui.
La situazione in Libano è collegata alla guerra con l’Iran; il regime iraniano ha chiesto un cessate il fuoco in Libano come condizione per riaprire lo stretto di Hormuz. Trump, dietro questa richiesta, ha imposto a Israele di fermare gli attacchi, ma dopo la chiusura dello stretto da parte dell’Iran, gli Stati Uniti hanno attuato un blocco navale, ostacolando il traffico marittimo verso e dai porti iraniani.
Attualmente ci sono due cessate il fuoco in vigore, ma solo uno funziona parzialmente. Entrambi i blocchi hanno comportato un rallentamento del traffico marittimo, aggravando ulteriormente la già critica crisi energetica.
Nel frattempo, Trump continua a inviare messaggi contraddittori. Ha dichiarato che l’estensione del cessate il fuoco è necessaria per consentire alle trattative di continuare, mentre valuta anche di riprendere gli attacchi per forzare la ripresa delle negoziazioni. Intanto, la leadership iraniana è cambiata, con nuovi esponenti ancora più ideologici ed estremisti, meno propensi al dialogo.
L’ultima proposta iraniana prevede di negoziare esclusivamente la riapertura di Hormuz, rinviando a un secondo momento la questione del programma nucleare, un argomento fondamentale per gli Stati Uniti. Attualmente, non ci sono né progressi né nuovi incontri dopo i primi colloqui falliti in Pakistan.
Chi cederà per primo?
La questione attuale è se il regime iraniano o Trump cederà per primo. L’Iran sta sentendo gli effetti del blocco marittimo, mentre Trump affronta sfide politiche legate alla prosecuzione della guerra. Più tempo passa, più le conseguenze ricadranno anche sugli altri stati, inclusi quelli europei, colpiti dalla crisi energetica.
Per l’Iran, il blocco navale è devastante, poiché impedisce l’esportazione di idrocarburi, aggravando ulteriormente una crisi economica preesistente. Questa situazione potrebbe indurre il regime a riaprire la discussione, mentre Trump deve affrontare le conseguenze politiche di un prolungato blocco di Hormuz, specialmente in vista delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti a novembre. Nonostante la crescente autosufficienza energetica degli Stati Uniti, il blocco di Hormuz avrà ripercussioni globali, colpendo in particolar modo i paesi asiatici e, in seguito, tutto il resto del mondo.