Cesare Damiano: Lavoro Povero in Italia e la Necessità di Riforme
Roma, 11 aprile 2026 – Cesare Damiano, sindacalista ed ex ministro del Lavoro, denuncia la grave situazione del lavoro povero in Italia, evidenziando come circa tre milioni di lavoratori vivano in questa condizione. La globalizzazione ha contribuito a questo capovolgimento delle aspettative, sostituendo la correlazione tra lavoro e benessere con quella tra lavoro e povertà, riporta Attuale.
Damiano sottolinea che, secondo i dati dell’Ocse, dal 1992 al 2024 il potere d’acquisto delle retribuzioni in Italia è diminuito di quasi tre punti percentuali, una situazione che non si è verificata in Francia e Germania. “La flessibilità è stata concessa alle aziende, mentre i lavoratori si sono trovati in uno stato di insicurezza”, afferma l’ex ministro.
Nel suo libro, coautore con Carrieri e Megale, “L’Italia che non arriva a fine mese”, Damiano chiarisce che la questione dei salari rappresenta una “questione di sinistra”. Allora, perché la sinistra non ha compreso questa realtà? Secondo Damiano, la politica ha mancato di indirizzare correttamente la situazione. Anche la sinistra ha avuto una visione ottimistica della globalizzazione, ignorando il trasferimento della produzione in paesi come la Cina, oggi competitivi non solo nella produzione di beni inferiori, ma anche in settori più avanzati.
Riguardo all’idea di riportare la produzione in Italia, il cosiddetto “reshoring”, è di fatto illusoria. “L’errore della sinistra internazionale include l’enfatizzazione della finanza a scapito della manodopera, come evidenziato dai Democratici sotto Clinton”, afferma. Damiano critica il Jobs Act, che ha ridotto le tutele per i lavoratori, e avverte che questa drastica trasformazione ha provocato uno spostamento dell’identità di classe verso forze politiche che, pur non sostenendo il lavoro, lo utilizzano come arma propagandistica.
Il salario minimo può fornire una soluzione?
Damiano osserva che un salario minimo può essere uno degli strumenti necessari, ma non l’unico. “I 9 euro devono essere aggiornati in base all’inflazione. Se il governo non si muove, allora dovremmo richiedere misure minime per categorie vulnerabili, come i rider, garantendo loro un salario minimo per legge. È essenziale anche adottare i minimi contrattuali delle categorie rappresentative come inderogabili”, prosegue.
Valutazione del governo attuale
In merito all’attuale governo, Damiano indica che vi è una predominanza di propaganda rispetto all’analisi dei dati concreti. L’aumento di un milione di posti di lavoro è un dato positivo, ma va contestualizzato; “In Europa, nello stesso periodo, i posti sono aumentati di dieci milioni”, nota. Accusa il governo di non affrontare l’aumento del tasso di inattività, che colpisce soprattutto i giovani. Il 2025 ha visto un incremento del 10% della cassa integrazione, con un trasferimento di ore lavorate dai settori ricchi della manifattura a settori più poveri nei servizi.
Damiano conclude esprimendo preoccupazione per le condizioni di lavoro contemporanee: “Bisogna disboscare la giungla del lavoro precario: lavoro a chiamata, contratti a termine, false partite IVA e tirocini” devono essere affrontati con urgenza. Sostiene la necessità di una flessibilità equilibrata, che contempli anche la stabilità dell’impiego.