Silvia Salis in corsa per la premiership del centrosinistra, ma resta indecisa
Roma, 11 aprile 2026 – Silvia Salis si propone come possibile candidata premier unitaria del centrosinistra. In un’intervista rilasciata a Bloomberg, ha dichiarato: “Di fronte a una richiesta unificante non posso dire che non la prenderei nemmeno in considerazione, sarebbe una bugia”. Tuttavia, ha subito corretto il tiro, affermando: “Sono la sindaca di Genova e sono stata eletta dai genovesi per occuparmi della città almeno per cinque anni: non ho nessuna intenzione di venire meno al mio mandato”, riporta Attuale.
La sindaca ha espresso la sua avversione verso le primarie, ma ha anche manifestato una certa apertura verso la possibilità di coalizioni per contrastare il governo di Giorgia Meloni. Nonostante ciò, le posizioni di Elly Schlein, segretaria del Partito Democratico, e Giuseppe Conte, leader del Movimento 5 Stelle, rimangono ferme, escludendo un passo indietro e di fatto indirizzando la partita verso le primarie. Senza un cambiamento della legge elettorale, ottenere una maggioranza stabile appare complicato.
Il nome di Salis continua a emergere come potenziale alternativa ai due principali contendenti, Conte e Schlein, sostenuto sia da forze moderate che da quelle di sinistra. Tuttavia, il rischio di un’impossibilità di vincere in un contesto di legge elettorale eccessivamente frazionata è concreto. Gli attuali sistemi elettorali, divisi tra uninominali e proporzionali, rendono difficile per uno di questi schieramenti raggiungere il potere.
In questa ottica, l’ex olimpionica non ha motivi razionali per impegnarsi in una competizione incerta, che potrebbe invece favorire alleanze più ampie. Questa situazione è il risultato delle leggi elettorali passate che hanno assicurato una maggioranza al centrodestra, frutto dell’assenza di un’alleanza tra Pd e M5s.
Le discussioni in Parlamento sulla riforma della legge elettorale sono attive e i dissidi interni del Pd intorno alle primarie continuano. Conte avanza richieste per un voto aperto e online, sicuro di ottenere almeno un ministero qualora dovesse perdere, mentre Schlein teme di partire come favorita nonostante la sua storicità di vincitrice da sfavorita. Le ripercussioni elettorali, specialmente per le candidature uninominali, si ripercuoterebbero a lungo termine fino al 2029, quando si terranno le elezioni per il Quirinale.
Le tensioni nel Nazareno si intensificano anche sulla questione israelo-palestinese, con intolleranze emergenti all’interno della base contro esponenti di religione ebraica, come l’ex deputato Emanuele Fiano, già bersaglio di attacchi. Fiano ha espresso la volontà di lasciare il partito dopo lo stop al gemellaggio con Tel Aviv imposto dalla piattaforma locale del Pd. Piero Fassino si sta impegnando per convincerlo a restare, ma il malessere su alcune posizioni percepite come antisemitiche è palpabile.