Harvard introduce limiti ai voti A per combattere l’inflazione dei voti
Nei giorni scorsi, la facoltà di arti e scienze dell’università di Harvard ha approvato una riforma che limiterà il numero di studenti dei corsi di laurea di primo livello che possono ottenere una “A”, il massimo dei voti, per ciascuna materia. A partire dall’anno accademico 2027-28, non più del 20% di ogni classe potrà ricevere un voto A, con un massimo di quattro studenti in casi eccezionali. In una classe di 150 studenti, ad esempio, al massimo 34 potranno ricevere una A; in un seminario da 10, al massimo sei, riporta Attuale.
Il provvedimento è considerato una delle misure più ambiziose mai intraprese per limitare il fenomeno dell’“inflazione dei voti”, ovvero la tendenza a concedere voti mediamente più alti nel tempo. Un rapporto presentato ai docenti che hanno approvato la riforma ha evidenziato come nel 2005 il 24% dei voti assegnati fosse A, una cifra salita al 60,2% nel 2025.
Questa tendenza è notata anche in altre università prestigiose come Yale e Princeton. Tra il 1990 e il 2020, secondo dati del dipartimento dell’Istruzione degli Stati Uniti, la media nazionale dei voti è aumentata di oltre il 16%, con la A che è diventata il voto più comune. Anche in Canada si registra un aumento dei voti alti, rendendo la questione dell’inflazione dei voti un tema sempre più rilevante.
Harvard, la più grande facoltà dell’università, include 40 dipartimenti. Stuart Shieber, linguista computazionale e presidente della sottocommissione che ha proposto la riforma, ha commentato che l’inflazione dei voti era diventata “un problema di azione collettiva”, visibile a tutti ma senza una soluzione facile.
Secondo il rapporto, diversi fattori influenzano i docenti a concedere voti più alti, tra cui la paura di essere percepiti come troppo esigenti e l’aumento dei contenziosi da parte degli studenti. Inoltre, i voti alti sono utilizzati per valutare le prestazioni dei docenti, creando un circolo vizioso che alimenta l’inflazione dei voti.
La pandemia ha aggravato la situazione, con una pressione maggiore sull’università per supportare gli studenti in difficoltà, portando a una riduzione dei requisiti per ottenere voti alti. In molte istituzioni, esami più difficili sono stati sostituiti da valutazioni più facili e numerose, complicando ulteriormente la differenziazione dei valori su base meritocratica.
Princeton aveva già tentato di affrontare il problema dell’inflazione dei voti nel 2004, stabilendo un limite del 35% di A per classe, ma ha successivamente annullato questa misura per preoccupazioni relative alle opportunità di lavoro per gli studenti. Nel 2024-2025, il 66,7% di tutti i voti attribuiti a Harvard era A, A- o A+. Anche Yale ha registrato un’affermazione simile, con il 79% di voti A o A- nel 2022-2023, spingendo a una revisione dei metodi di attribuzione dei voti.
Una proposta da Yale suggerisce di includere il posizionamento relativo degli studenti nella valutazione, per rendere i voti più significativi. Harvard ha incorporato nella sua nuova politica anche una “classifica percentile media”, che offre una valutazione più precisa in base al contesto del voto finale.
Con la nuova riforma, il sistema di punteggio di Harvard si discosterà dalla tradizionale media ponderata, cercando di rendere il valore del voto più significativo per il successo degli studenti nel mercato del lavoro e in ulteriori percorsi accademici.
La questione dell’inflazione dei voti continua a generare dibattito fra gli studenti, con molti timori che le nuove misure aumenteranno ulteriormente la competitività dell’ambiente accademico. La professoressa Amanda Claybaugh ha sottolineato la difficoltà di risolvere la questione dell’inflazione dei voti, specialmente se le altre università non adottano politiche simili.
Infine, è importante notare che l’aumento dei punteggi potrebbe riflettere anche una reale crescita nelle capacità degli studenti, piuttosto che un semplice “gonfiamento” dei voti. Diversi studi suggeriscono che le università potrebbero essere diventate più selettive, accogliendo studenti con maggiore preparazione rispetto al passato.