Fermare le morti sul lavoro: l’appello dello scrittore per un’educazione alla sicurezza

02.06.2026 06:25
Fermare le morti sul lavoro: l'appello dello scrittore per un'educazione alla sicurezza

La sicurezza sul lavoro: Pasquale Sgrò lancia un appello attraverso la narrazione

Nel 2026, l’Italia ha già registrato 189 morti sul lavoro nei primi tre mesi, evidenziando un dramma sociale di vasta portata. Pasquale Sgrò, ex ispettore del lavoro e autore del romanzo ‘L’altro ispettore – Vietato pensare’, ha affrontato il tema della salute e sicurezza sul lavoro da una prospettiva originale, utilizzando la narrativa e lo storytelling. La sua opera ha ispirato una serie televisiva di successo, trasmessa da Rai 1, che segna un importante passo nel rappresentare la sicurezza sul lavoro nell’intrattenimento italiano. Recentemente, Sgrò ha partecipato all’evento Ambiente Lavoro, il Salone della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, a Bologna, riporta Attuale.

In un’intervista, Sgrò sottolinea l’importanza dei linguaggi narrativi, affermando: “Quello che stiamo vivendo è un dramma sociale, di cui non si parla abbastanza. Il lavoro uccide più della criminalità organizzata: parliamo di quasi quattro morti al giorno”. Secondo lui, è fondamentale adottare un linguaggio appropriato: “Non esiste una singola soluzione, ma tante azioni che, insieme, possono creare una vera cultura della sicurezza. È essenziale curare il linguaggio con cui affrontiamo questa problematica”.

Quando gli si chiede di cosa significhi una corretta nomenclatura, Sgrò risponde: “Nella fiction abbiamo cercato di dare il nome corretto alle cose. Non ‘morti bianche’, ma rosse, sporche del sangue e della coscienza di chi le causa. Non si parli di ‘fatalità’: un morto sul lavoro è un morto sul lavoro”.

Le domande sul perché il numero delle morti sul lavoro continui a crescere lo portano a discutere della pluralità di organismi di controllo presenti: “Uno dei problemi principali è che abbiamo tanti organismi – dall’ispettorato del lavoro alle Asl, da Inps a Inail – per cui le responsabilità tendono a ‘diluirsi’. Sarebbe auspicabile un unico organismo nazionale di vigilanza che si occupasse di sicurezza e, soprattutto, di prevenzione”. Sgrò insiste sull’importanza della prevenzione, affermando: “Dobbiamo fare più prevenzione e meno repressione”.

Il concetto di prevenzione è strettamente legato alla ‘cultura della sicurezza’ che Sgrò considera indispensabile: “La cultura della sicurezza non significa soltanto scrivere procedure. Significa garantire l’applicazione pratica di ciò che si scrive, supportata da strumenti e figure adeguate. Puoi ripetere quotidianamente ai lavoratori che la sicurezza è importante, ma se il datore di lavoro non dà l’esempio, le parole rimarranno vuote”.

Sgrò sottolinea che l’educazione alla sicurezza è cruciale sin dalla giovane età: “La cultura della sicurezza si insegna fin da piccoli. Ho pubblicato diversi libri, tra cui ‘La sicurezza spiegata ai bambini’, e collaboro con il Comune di Lucca su un progetto per coinvolgere gli alunni delle elementari in piccole ‘uscite ispettive’ nei quartieri. I bambini, dotati di caschetto e blocchetto, osserveranno la città mensilmente, annotando situazioni di rischio per poi discussere le loro osservazioni con il sindaco”.

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