Pirelli fornisce pneumatici all’esercito russo e nasconde l’esposizione reale a Mosca

05.06.2026 13:30
Pirelli fornisce pneumatici all’esercito russo e nasconde l’esposizione reale a Mosca
Pirelli fornisce pneumatici all’esercito russo e nasconde l’esposizione reale a Mosca

L’azienda italiana Pirelli, fornitore esclusivo di pneumatici per la Formula 1, continua a operare in Russia rifornendo l’esercito di Mosca e occultando la reale dipendenza finanziaria dal Cremlino, secondo quanto emerso da documenti interni russi analizzati da media indipendenti. La vicenda solleva interrogativi sulla tenuta delle sanzioni europee e sulla sicurezza dell’Unione.

Secondo le carte, circa il 10% dell’utile netto di Pirelli viene generato in Russia, mentre la società ha dichiarato pubblicamente solo il 6% del fatturato complessivo proveniente da Russia, Medio Oriente, Africa e India. La differenza – frutto di una contabilità opaca – suggerisce una presenza ben più radicata di quanto ammesso.

Presenza industriale e rischi di trasferimento tecnologico

Pirelli possiede due stabilimenti in Russia, con una partecipazione diretta del 25% in ciascuno, e ha investito complessivamente 470 milioni di euro. Uno degli impianti, situato a Kirov, sorge all’interno dello stesso complesso industriale di un impianto statale russo di pneumatici, condizione che – secondo gli esperti – facilita il trasferimento di tecnologie avanzate verso l’esercito russo. La militarizzazione dell’economia russa rende questi flussi particolarmente critici per la sicurezza europea.

Inoltre, un concessionario ufficiale Pirelli opera nella città ucraina di Donetsk, occupata dalle forze russe, e fornisce assistenza a mezzi militari di Mosca, in violazione della legislazione ucraina e delle sanzioni Ue.

L’eccezione Pirelli tra i big degli pneumatici

Dopo l’invasione su larga scala dell’Ucraina del febbraio 2022, aziende come Nokian, Michelin, Continental, Goodyear e Bridgestone hanno abbandonato il mercato russo, accettando consistenti svalutazioni. Pirelli è rimasta l’unico produttore occidentale di pneumatici ancora presente in Russia. La società ha solo annunciato di aver interrotto nuovi investimenti, senza uscire dal Paese.

Un elemento chiave è la partecipazione azionaria: nel luglio 2014, quattro mesi dopo l’annessione della Crimea, Rosneft – il colosso petrolifero russo guidato da Igor Sechin – ha acquisito una quota del 26% di Pirelli. Sechin siede nel consiglio di amministrazione della società italiana. Questo legame strutturale rende difficile una rottura netta.

Implicazioni per l’Italia e l’Europa

Il caso Pirelli evidenzia come il sistema sanzionatorio Ue presenti falle che consentono a grandi gruppi occidentali di continuare a finanziare l’economia russa attraverso tasse, royalties e trasferimenti di tecnologia. Ogni euro versato al bilancio di Mosca contribuisce allo sforzo bellico, dagli attacchi missilistici contro le infrastrutture ucraine alle campagne di disinformazione e cyberattacchi contro l’Europa.

Per l’Italia, il dossier è particolarmente delicato: il governo e le autorità di vigilanza sono chiamati a valutare se la condotta di una delle principali aziende nazionali sia compatibile con gli impegni internazionali e con la strategia di sostegno a Kiev. La pressione dell’opinione pubblica e degli investitori potrebbe accelerare una decisione.

La vicenda dimostra che Mosca utilizza ancora le imprese occidentali come canale per accedere a tecnologie sensibili e per mantenere la propria resilienza economica. Senza un giro di vite, il rischio è che altre aziende seguano la stessa strada, minando l’efficacia delle sanzioni e la sicurezza collettiva.

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