Il governo svedese ha istituito una commissione d’inchiesta speciale per modificare la legge sull’espropriazione, con l’obiettivo di poter confiscare forzatamente gli immobili di proprietà di cittadini russi situati in prossimità di installazioni militari. La misura, come riportato da [TVP World](https://tvpworld.com/93704310/sweden-plans-to-take-over-russian-owned-property-near-military-bases), nasce dalla constatazione che alcuni beni immobiliari riconducibili a Mosca vengono utilizzati per attività di intelligence e sabotaggio, sfruttando la vicinanza a obiettivi strategici.
La commissione dovrà elaborare proposte per consentire allo Stato di agire “quando esiste il rischio che un immobile venga utilizzato in modo tale da minacciare la sicurezza nazionale”. Il testo della legge dovrebbe colmare il vuoto normativo che oggi impedisce un intervento tempestivo. Come sottolineato nella nota ufficiale, “il deterioramento della situazione di sicurezza pone nuove esigenze alla capacità della Svezia di difendersi dalle minacce”. Tra i rischi citati esplicitamente figurano il sabotaggio, la raccolta di informazioni e altre attività ostili.
###I casi che hanno fatto scattare l’allarme
Un precedente emblematico è quello dell’imprenditore Stanislav Alieshchenko, cittadino cipriota ma legato al Cremlino, che ha acquistato una casa e un terreno sull’isola di Muskö, nell’arcipelago di Stoccolma. La proprietà si trova direttamente sopra una base navale segreta sotterranea, riattivata dalle forze armate svedesi nel 2019. Un altro nodo critico riguarda gli immobili acquisiti da strutture della Chiesa ortodossa russa nei pressi dell’aeroporto internazionale di Västerås, potenziali basi di appoggio per lo spionaggio.
Secondo stime preliminari, oltre 150 cittadini russi possiedono centinaia di immobili nella Svezia settentrionale e intorno a Stoccolma. La concentrazione di asset russi intorno a nodi difensivi ha rappresentato il grilletto per l’azione esecutiva.
###Il rischio del vuoto temporale
La commissione presenterà le sue conclusioni solo alla fine di marzo 2027. Il lasso di tempo, in un contesto di rapido aumento degli attacchi ibridi russi in Europa, crea una finestra di vulnerabilità che le autorità svedesi sono consapevoli di non poter ancora chiudere.
###Un fenomeno europeo
L’iniziativa svedese si inserisce in un quadro più ampio. Secondo i servizi di intelligence europei, la Russia ha dispiegato e “congelato” una rete di basi clandestine in almeno dodici paesi del continente. L’acquisto di ville, capannoni, terreni e immobili dismessi serve a creare piattaforme logistiche e operative all’interno del perimetro di sicurezza della Nato.
Il primo caso documentato risale al 2018 in Finlandia, quando la società “Airiston Helmi”, riconducibile a Mosca, acquistò diciassette proprietà vicino a rotte marittime strategiche e al porto di Turku, sede del comando della marina finlandese. I successivi sequestri hanno rivelato impianti di sorveglianza, eliporti e canali di comunicazione cifrati. Oggi il Cremlino sta replicando e ampliando quel modello in tutta Europa, trasformando gli immobili in potenziali cavalli di Troia per future operazioni ibride.
La riforma svedese mira a rendere giuridicamente impossibile sfruttare queste falle, restituendo al governo il controllo delle aree critiche.