Trump rivendica accordo con l’Iran come migliorato rispetto a quello di Obama

18.06.2026 17:45
Trump rivendica accordo con l'Iran come migliorato rispetto a quello di Obama

Donald Trump presenta un accordo con l’Iran, ma le critiche si intensificano

Durante le interviste al G7 in Francia, Donald Trump ha dichiarato che il suo recente accordo con l’Iran per porre fine alla guerra è nettamente più vantaggioso di quello approvato dall’ex presidente Barack Obama nel 2015. Trump ha sottolineato che il precedente accordo, inizialmente considerato storico, era così sfavorevole che gli iraniani «risero di Obama e dissero: “è uno stupido figlio di puttana”», riporta Attuale.

Dal punto di vista formale, i due documenti non possono essere comparati. L’accordo del 2015 è frutto di due anni di negoziati e includeva clausole specifiche con meccanismi di verifica, firmato da altri cinque paesi alleati degli Stati Uniti. Esso prevedeva che l’Iran accettasse controlli regolari sul suo programma nucleare in cambio di un allentamento delle sanzioni. In contrasto, il nuovo accordo è solo un memorandum d’intesa, un pre-accordo vago negoziato in poche settimane direttamente con il regime iraniano, con pochi impegni concreti e una complessità negoziale che si sposterà nei prossimi 60 giorni.

Politicamente, il confronto tra i due accordi è significativo e atteso. Trump ha sempre criticato l’intesa di Obama, definendola una «catastrofe». Nel 2018, ha ritirato unilateralmente gli Stati Uniti dall’accordo, sostenendo che fosse un regalo per l’Iran e che questo avrebbe continuato a finanziare milizie sciite e sviluppare armi nucleari.

La guerra iniziata a febbraio mirava a distruggere il programma nucleare iraniano e rovesciare il regime, ma dopo mesi di bombardamenti e negoziati, gli obiettivi non sono stati raggiunti. Gli esperti valutano che l’accordo recente rappresenti una resa all’Iran.

Gli Stati Uniti hanno acconsentito a rimuovere immediatamente le restrizioni sulle esportazioni di idrocarburi, consentendo all’Iran di rivendere il suo petrolio. Inoltre, entro i prossimi due mesi, si prevede l’eliminazione di tutte le sanzioni internazionali e il recupero dei fondi iraniani congelati all’estero, sebbene non sia garantito che ciò avverrà.

Il memorandum d’intesa prevede inoltre un fondo di almeno 300 miliardi di dollari da parte degli Stati Uniti e dei paesi del Golfo per la ricostruzione dell’Iran, anche se Trump ha affermato che i soldi non saranno versati direttamente. Questo è visto come un grande compromesso.

Nonostante le promesse iraniane di non perseguire armi nucleari e di mantenere il programma a fini civili, l’accordo non specifica i luoghi di stoccaggio dell’uranio arricchito né le modalità di verifica da parte degli Stati Uniti.

L’accordo di Obama era ben più rigoroso, prevedendo ispezioni regolari da parte dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) e il rilascio delle sanzioni basato sui risultati di tali ispezioni. Se l’Iran avesse violato gli accordi, le sanzioni sarebbero state ripristinate. Nel 2015, Trump criticò la mancanza di garanzie, ma il suo attuale memorandum offre garanzie che paiono inferiori.

Molte critiche si sono concentrate sul versamento di 1,7 miliardi di dollari da parte dell’amministrazione Obama all’Iran, risarcimento per forniture militari non consegnate. Trump ha definito tale pagamento un «riscatto» e una resa inaccettabile, mentre ora il suo stesso memorandum prevede un fondo di 300 miliardi di dollari, alimentando il timore che l’Iran possa riarmarsi.

Considerando questi fattori, risulta complesso affermare che l’accordo del 2015 fosse, come sostiene Trump, nettamente peggiore di quello attuale. I risultati dipenderanno dai prossimi negoziati, ma le condizioni attuali fanno pensare che gli Stati Uniti siano disposti a compromessi significativi per uscire dal conflitto e riavviare il commercio globale con la riapertura dello stretto di Hormuz.

Attualmente, ciò che Trump sembra aver ottenuto è solo la riapertura dello stretto di Hormuz, con la possibilità che le future condizioni di pedaggio possano non essere favorevoli. Inoltre, l’accordo impone all’Israele di interrompere i bombardamenti in Libano, creando attriti con il suo alleato più vicino in Medio Oriente.

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