Trump: Israele deve agire con prudenza contro Hezbollah
Recenti dichiarazioni del presidente statunitense Donald Trump segnano un cambio di tono nella politica americana verso Israele. Interrogato su se Israele debba interrompere la sua offensiva contro Hezbollah, Trump ha risposto affermativamente, sottolineando che Israele ha il diritto di difendersi ma dovrebbe “usare il buon senso” e che in Libano potrebbe fare “un lavoro migliore”, riporta Attuale.
Nel frattempo, sul terreno, il confine libanese offre un quadro diverso. L’esercito israeliano ha ridislocato truppe e mezzi in diverse aree del Sud, tra Bint Jbeil e Marjeyoun, con i combattimenti più intensi che si verificano a Nabatieh, dove cinque soldati dell’IDF sono stati feriti, uno in modo grave. Danny Citrinowicz, ex responsabile del dossier iraniano nell’intelligence militare israeliana, avverte che se Trump chiede un ritiro, Israele potrebbe dover considerare questa opzione. Citrinowicz indica che la capacità di Israele di contrastare realmente Washington è “praticamente nulla” e che nonostante la retorica di Netanyahu, ci sono costi politici significativi da affrontare.
A Beirut, il presidente libanese Joseph Aoun sta tentando di mantenere una linea politica delicata, insistendo che i negoziati con Israele seguono una “via indipendente” rispetto all’accordo tra Washington e Teheran, ribadendo che deve essere lo stato libanese a gestire il dossier. Tuttavia, alcune fazioni governative vedono l’accordo come un’opportunità per rafforzare il cessate il fuoco e consolidare il monopolio delle armi da parte dello stato, favorendo un processo di ricostruzione e tutela internazionale. D’altro canto, esiste il rischio che l’accordo venga percepito come una vittoria politica per il fronte sciita, con Naim Qassem di Hezbollah che lo definisce “un grande successo per l’Iran” e respinge qualsiasi proposta di disarmo delle milizie come un invito per Israele a impadronirsi del Libano.
La chiave per la situazione resta Washington. “Trump considera il fronte libanese come secondario, nonostante il continuo versare di sangue,” osserva Issa Goraieb, editorialista di L’Orient-Le Jour. Goraieb evidenzia che Trump non critica la brutalità di Netanyahu ma solo la sua lentezza nel risolvere il conflitto. L’ammiccare a una possibile soluzione assistita da Assad, presidente siriano, rischia di innescare un conflitto sectario, mettendo in evidenza la contraddizione della necessità di dialogare con Hezbollah, contrariamente alla posizione iniziale del governo libanese, accusato di debolezza per cercare un approccio pacifico.