Caccia al killer di Shahadat Hossain a Roma dopo il delitto di tre membri della famiglia

29.06.2026 02:35
Caccia al killer di Shahadat Hossain a Roma dopo il delitto di tre membri della famiglia

Ricerca del killer di Casalotti: Shahadat Hossain ancora latitante

Roma, 29 giugno 2026 – Il quarantatreenne bangladese Shahadat Hossain, accusato di aver ucciso a colpi di mannaia Kamal Uddin, la moglie Jahan Momotaj e la loro figlia Arowa in via Montiglio a Casalotti, è ancora in fuga. Fino a ieri sera sono state ricevute trentasette segnalazioni e sette messaggi WhatsApp, tutti senza esito. Testimoni lo hanno visto scappare dalla scena del crimine indossando guanti di lattice e una polo azzurra, ma da allora le tracce sono scomparse, riporta Attuale.

Dove si nasconde il killer di Casalotti? Roma è una piccola Dacca per la comunità bangladese, con 39.000 connazionali presenti in aree come Torpignattara, Centocelle e la periferia ovest della tragedia. Hossain, presente in Italia da sei mesi, era stato introdotto nella rete sociale di Casalotti proprio da Kamal Uddin, una delle sue vittime. Questa rete di sostegno non è solo solidarietà comunitaria, ma presenta anche legami politici e religiosi.

In passato, Hossain ha avuto ruoli nel Bangladesh Nationalist Party, sia in patria che all’estero, un’organizzazione con relazioni globali che è in grado di mobilitarsi per aiutare i suoi membri in difficoltà. La coesione interna, rafforzata dalla comune appartenenza sunnita, crea meccanismi di protezione spesso inaccessibili dall’esterno. Tuttavia, la foto segnaletica rilasciata dalla polizia di Roma rende ogni uscita per Hossain una possibile trappola: se si trova ancora nella capitale, dove sono stati intensificati i controlli in stazioni e fermate, è costretto a rimanere immobile.

Shahadat non aveva ancora un permesso di soggiorno, contrariamente a quanto era stato inizialmente riportato. Circa un anno fa aveva presentato domanda di protezione internazionale a Frosinone, attualmente ancora in attesa di valutazione. Dopo mesi trascorsi a Frosinone, dove aveva legami e supporto, si era trasferito a Roma un mese fa grazie all’aiuto di Kamal. Tuttavia, potrebbe aver fatto ritorno nell’area ciociara, dove le complicità sono più facili da ottenere e dove la ruralità offre nascondigli più silenziosi, un’ipotesi che non viene ignorata dagli inquirenti.

Le ricerche, intanto, si sono ampliate anche a livello internazionale, con particolare attenzione su Londra, dove Hossain ha moglie e tre figli. Tuttavia, varcare la Manica comporta la necessità di documenti, e la sua condizione irregolare rende complicato l’accesso a un aeroporto. Negli spazi Schengen, i controlli alle frontiere sono minimi, permettendo a chiunque di muoversi invisibilmente in un continente che accoglie milioni di persone al giorno. La rete dei nazionalisti, inoltre, potrebbe fornire un’infrastruttura utile per un’eventuale fuga protetta.

Un’ulteriore ipotesi, non esclusa dagli investigatori, è che Hossain possa essersi suicidato. Il 25 giugno, giorno prima della strage, aveva postato su Facebook un messaggio riguardo alla morte e al desiderio di portare con sé i propri cari, suggerendo uno stato mentale non incline alla fuga ma a una decisione fatale. Tuttavia, tale possibilità è ritenuta poco probabile all’interno della comunità bangladese, poiché il suicidio è considerato ‘haram’, un peccato grave quanto l’omicidio.

Mercoledì a Casalotti si terrà una fiaccolata in memoria di Kamal, Jahan e Arowa, organizzata dal consigliere di Fratelli d’Italia del Municipio XIII, Carlo Mattia.

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