Israele affronta una crisi istituzionale dopo la decisione del governo di ignorare una sentenza della Corte Suprema
Una decisione presa domenica dal governo israeliano sta rischiando di aprire una crisi istituzionale nel paese. Il governo guidato dal primo ministro Benjamin Netanyahu ha annunciato la sua intenzione di non rispettare una sentenza della Corte Suprema riguardante l’Autorità di controllo delle trasmissioni televisive: una decisione senza precedenti e con conseguenze che potrebbero indebolire il già fragile sistema israeliano di bilanciamento dei poteri, riporta Attuale.
Israele è un paese senza una Costituzione scritta e, a partire dagli anni Novanta, la Corte Suprema ha assunto il ruolo di principale contrappeso al potere esecutivo, potendo abolire qualsiasi legge approvata dalla Knesset, il parlamento israeliano. Da tempo Netanyahu si scontra con il tribunale e contesta i suoi ampi poteri, cercando di riformarli senza successo finora.
La questione esaminata dalla Corte Suprema riguarda l’offerente di acquisto di Channel 13, uno dei maggiori canali israeliani, da parte di un gruppo di imprenditori criticati da Netanyahu. Il governo e la Corte Suprema non concordano sui membri dell’Autorità di controllo.
Secondo la Corte, i membri sono quelli nominati dal precedente governo di coalizione, guidato prima da Naftali Bennett e poi da Yair Lapid, mentre Netanyahu sostiene che siano quelli scelti dal suo governo, la cui nomina era stata bloccata dalla stessa Corte per possibili conflitti d’interesse. La Corte ha deciso che il caso di Channel 13 sia esaminato dalla precedente Autorità. Netanyahu ha dichiarato che non accetterà tale decisione.
La decisione di non rispettare la sentenza potrebbe avere conseguenze significative, espandendo i poteri dell’esecutivo a scapito della Corte Suprema. Il presidente israeliano Isaac Herzog ha affermato che “il mancato rispetto delle sentenze della Corte Suprema è una linea rossa che non deve mai essere superata in nessuna circostanza”.
Netanyahu, attualmente sotto processo per corruzione e frode da oltre tre anni, non ha ancora commentato pubblicamente la questione, ma ha evidenziato ripetutamente l’esigenza di una riforma del settore giudiziario.
Nei primi mesi del 2023, il governo di Netanyahu tentò di far approvare una riforma della giustizia che avrebbe indebolito la Corte Suprema. Tuttavia, enormi proteste in Israele portarono a un rinvio della proposta. Gli attacchi di Hamas e la guerra a Gaza interruppero ogni dibattito sulla riforma.
Negli ultimi mesi, il governo ha ripreso alcuni di quei progetti e ha messo in discussione l’autorità e l’operato della Corte, senza mai riconoscere ufficialmente l’autorità del presidente Isaac Amit, ritenendo il processo di nomina “illegittimo e illegale”.