L’attivista israeliano Andrey X: testimone delle violenze dei coloni in Cisgiordania

14.07.2026 15:55
L'attivista israeliano Andrey X: testimone delle violenze dei coloni in Cisgiordania

Attivista israeliano documenta violenze dei coloni nei Territori occupati

Andrey Khrzhanovskiy, un attivista israeliano di 28 anni conosciuto sui social con il nome di Andrey X, è diventato un punto di riferimento per la documentazione delle aggressioni perpetrate dai coloni contro i palestinesi nei Territori occupati. I palestinesi lo invocano per filmare e raccontare gli episodi di violenza, rendendo rare le sue notti trascorse nello stesso luogo. Si sposta utilizzando i mezzi pubblici o tramite passaggi offerti. Recentemente, ha segnalato di essere stato arrestato e liberato dalla polizia almeno quindici volte, mentre un servizio del Canale 14, la TV israeliana più a destra, gli ha dedicato un lungo servizio ostile. «Sono stato aggredito molte volte. Ho perso il conto delle volte in cui mi hanno puntato un’arma addosso. Sono stato picchiato, arrestato, minacciato. Ricevo minacce di morte ogni giorno», ha dichiarato, riporta Attuale.

Andrey X utilizza il suo smartphone per filmare gli attacchi dei coloni, cercando di posizionarsi tra loro e i palestinesi per ciò che viene definito «presenza protettiva», una pratica adottata da volontari sia israeliani che internazionali. La sua presenza ha l’obiettivo di dissuadere gli aggressori e documentare le violenze, sperando di intaccare l’impunità dei coloni.

Secondo i monitoraggi dell’OCHA, un’agenzia delle Nazioni Unite, il 2026 potrebbe diventare l’anno con il maggior numero di attacchi di coloni israeliani in Cisgiordania, registrando attualmente circa 180 attacchi al mese. Nel 2025, 240 palestinesi sono stati uccisi in Cisgiordania, mentre 17 israeliani sono stati uccisi in attacchi da parte dei palestinesi.

Il contrasto tra l’aspetto fragile di Andrey e la violenza degli attacchi dei coloni crea un forte richiamo. Le sue denunce hanno raccolto oltre mezzo milione di follower su Instagram, con i suoi video che vengono ampiamente condivisi. Andrey sostiene posizioni politiche critiche nei confronti di Israele, appartenenti a una minoranza nel panorama politico israeliano.

Originario di San Pietroburgo, in Russia, Andrey ha una laurea in antropologia e scriveva per pubblicazioni considerate anti-regime. Durante l’invasione su larga scala dell’Ucraina, era in Israele per visitare i nonni e ha deciso di restare, temendo misure più severe contro i dissidenti da parte del regime russo. Ha quindi approfittato della “legge del ritorno”, per acquisire la cittadinanza israeliana. Dopo un anno trascorso a scrivere sull’Ucraina, ha cominciato a concentrarsi su Israele e la situazione palestinese.

Da due anni e mezzo, Andrey vive nei Territori occupati, evitando di riferirsi ad Israele con il suo nome attuale e utilizzando il termine «territorio del ’48», in riferimento all’anno della fondazione di Israele, a indicare il suo scetticismo sulla legittimità dello stato attuale. Questa terminologia è comune tra molti attivisti in Cisgiordania.

Andrey riflette sui rischi di essere un dissidente in Israele rispetto alla Russia: «Assolutamente sì, se sei ebreo. La Russia è una dittatura fascista: se non sei d’accordo con il governo, sei in pericolo. Qui, dipende dal sangue: se sei ebreo hai notevoli libertà politiche, ma se sei palestinese, la tua condizione è peggiore di quella di un dissidente in Russia».

Raccontando la sua esperienza in prigione, Andrey descrive quattro giorni terribili, sottolineando le disfunzioni legali affrontate. Gli è stato condiviso il carcere con coloni imprigionati per omicidi e ha denunciato irregolarità nel suo processo.

La sua conoscenza dei villaggi, delle colonie, delle strade e dei coloni è dettagliata: non considera i coloni violenti come una massa indistinta, ma individua nomi e gerarchie. Esprime incredulità nei confronti dell’idea di un coordinamento tra coloni, osservando le diverse modalità di azione locale di ciascun gruppo.

Andrey parla di «pulizia etnica» in corso: «Assolutamente. Si tratta di un processo intimo. Queste persone sono i tuoi vicini. Conosciamo i loro nomi e loro conoscono i nostri». Quando gli viene chiesto se si chiede mai «cosa ci faccio qui?», risponde di pensarci ogni cinque minuti, raccontando episodi di aggressioni cui ha assistito.

Infine, la crescente notorietà di Andrey porta a conseguenze ambivalenti. Racconta di episodi di riconoscimento in pubblico, evidenziando le dinamiche curiose che emergono dalla sua visibilità nel contesto israeliano.

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