Mahdi sbarca a Ceuta e racconta la sua lotta per una vita migliore in Marocco

01.08.2026 20:45
Mahdi sbarca a Ceuta e racconta la sua lotta per una vita migliore in Marocco

Flussi migratori verso Ceuta: la disperazione di Mahdi e il confine europeo

DALLA NOSTRA INVIATA
CEUTA – Il ritmo delle onde del Mediterraneo è inarrestabile, ma quando i piedi affondano finalmente nella sabbia di Ceuta, la fatica sembra svanire. Mahdi è appena sbarcato, riemergendo dall’acqua come un fantasma. I suoi vestiti, fradici e appiccicati addosso, raccontano l’arduo viaggio. «Avevo già tentato di venire qui due giorni fa, ma sono stato bloccato in mare», racconta, con la voce ancora intrisa di sale. Le sue parole, cariche di urgenza, riecheggiano sulla spiaggia del Tarajal, dove le immagini di una quotidianità estiva si intrecciano con rifiuti e relitti di approdi, testimoni silenziosi della crisi migratoria, riporta Attuale.

In prima linea, non ci sono bagnanti, ma soldati dell’esercito spagnolo e agenti della Guardia Civil che cercano di dissuadere i migranti, bloccando ogni tentativo di mettere piede sul suolo europeo. Mahdi, con la determinazione di chi non ha nulla da perdere, calcola il momento propizio e si infila agilmente tra le forze di sicurezza prima che il cordone venga chiuso.

È consapevole di non essere il benvenuto nell’«Europa in Africa», ma in questo periodo di turismo azzerato e di incessante flusso migratorio, Mahdi decide di tentare di nuovo. «Vorrei vivere meglio, soffriamo troppo in Marocco», confida, guardando oltre le barriere dei militari. «Non c’è lavoro e quel poco che c’è è sottopagato. Se finisci in ospedale, a meno che tu non stia morendo, neanche ti guardano». Mostra una ferita sullo zigomo, subita durante il suo primo tentativo di attraversamento, e racconta come gli sia stato negato ogni soccorso.

Il suo racconto si fa cupo. «Sono stato recuperato in mare, picchiato e costretto a salire su un autobus con altre quarantacinque persone. Ci hanno portati in un luogo remoto del Marocco», narra, evidenziando i pericoli reali che affrontano i migranti. Nonostante ciò, non si lascia scoraggiare.

Alcuni dei suoi compatrioti tentano di dissuaderlo, spaventati e stanchi, già sulla via del ritorno dopo notti passate freddi e senza cibo nei parchi e lungo le spiagge di Ceuta. Nel contempo, arrivano nuovi gruppi di migranti, incrementando la pressione alla frontiera. «Mi hanno avvertito di non tuffarmi, non solo per la mancanza di cibo e acqua, ma anche perché alcuni abitanti si stanno organizzando con la violenza», racconta Mahdi, con una certa inquietudine.

Questa ondata migratoria non sorprende, soprattutto in piena estate. «La gente prova ogni giorno, e quando è stato riaperto il porto, la notizia si è diffusa rapidamente», spiega, parlando in un buon inglese, una rarità tra i suoi coetanei. «Vengo da Marrakech, dove lavoravo come traduttore online». Ma con uno sguardo verso l’orizzonte aggiunge: «Marrakech è affascinante, ma viverci è un’altra cosa. Non siamo liberi, sogniamo la democrazia».

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