La crisi idrica riduce la produzione di energia elettrica in Europa

07.08.2026 12:15
La crisi idrica riduce la produzione di energia elettrica in Europa

Crisi idrica in Europa: impianti energetici al collasso

La crisi idrica che colpisce gran parte dell’Europa centrale e orientale ha portato alla chiusura o alla riduzione delle attività di diversi impianti di produzione di energia elettrica. La mancanza di acqua è diventata critica per le centrali idroelettriche, che ne necessitano in quantità adeguate per funzionare efficacemente, ma è cruciale anche per quelle nucleari, dove è fondamentale per il raffreddamento dei reattori, riporta Attuale.

In Italia, a causa del ridotto livello del fiume Po, la centrale idroelettrica di Isola Serafini, situata a pochi chilometri a sudovest di Cremona, ha interrotto la produzione. Questo impianto era stato temporaneamente riavviato all’inizio di luglio, ma i livelli attuali del Po hanno raggiunto un record negativo, persino inferiore a quelli registrati durante la siccità del 2022. Secondo i dati dell’Osservatorio sugli utilizzi idrici della zona, la portata del fiume a Cremona si attesta su 193 metri cubi al secondo, rispetto a una media storica di 602, mentre anche i laghi prealpini che alimentano il fiume, in particolare il lago Maggiore, mostrano una grave scarsità d’acqua.

Anche i fiumi Danubio e Sava sono in condizioni critiche, costringendo l’Ungheria a spegnere la centrale nucleare di Paks, che normalmente soddisfa circa il 40% della domanda elettrica nazionale. È un evento senza precedenti nei 44 anni di operatività dell’impianto. Il governo ungherese ha già avvisato la popolazione e le aziende di limitare i consumi e sta preparando un piano d’emergenza per razionare l’elettricità.

In Romania, la centrale nucleare di Cernavoda ha dovuto spegnere uno dei suoi due reattori, apportando misure estreme come un’esplosione programmata nel letto del Danubio per migliorare il flusso d’acqua al fine di supportare i sistemi di raffreddamento dell’impianto. Anche la Bulgaria è a rischio di chiudere i reattori della centrale di Kozloduy mentre la Slovenia ha già iniziato a ridurre la produzione nella sua centrale nucleare di Krško.

La crisi idrica colpisce anche il Reno, che ha raggiunto i livelli più bassi dal 1880, infliggendo danni ai trasporti fluviali, poiché le navi cargo devono navigare con carichi ridotti, aumentando i costi di trasporto. La situazione potrebbe avere pesanti ripercussioni sull’economia tedesca, simili a quelle sostenute durante la secca del 2018.

Un portavoce della Commissione europea ha dichiarato che, sebbene la situazione sia complessa, attualmente non ci sono minacce immediate alla sicurezza o alla fornitura di energia elettrica in Europa, grazie alle esportazioni da altri paesi. La Francia, che genera circa il 70% della sua energia da impianti nucleari, ha spento tre reattori a causa della scarsità d’acqua, ma continua a esportare energia.

Inoltre, si prevede che l’eclissi totale di sole del 12 agosto, visibile in gran parte della Spagna e parzialmente in Italia, possa compromettere ulteriormente la produzione di energia fotovoltaica in Europa, riducendo la capacità di generazione di circa 9,7 gigawatt, pari all’energia necessaria per alimentare 10 milioni di case. Con altre fonti di energia già a rischio, è previsto un incontro tra i principali operatori energetici europei per discutere le strategie per compensare questa carenza simultanea di produzione da milli di impianti fotovoltaici.

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