Incontro tra leader cinesi, iraniani e russi in Kyrgyzstan: un messaggio di unità contro l’Occidente
Un incontro recentissimo tra i leader di Cina, Iran e Russia in Kyrgyzstan trasmette un messaggio forte e chiaro: Vladimir Putin e il presidente iraniano Masoud Pezeshkian cercano di dimostrare di non essere isolati nel contesto delle loro guerre attuali. Xi Jinping, il presidente della Cina, punta a sottolineare la crescente influenza internazionale della Cina, che si propone come pilastro per i paesi opposti agli Stati Uniti, riporta Attuale.
Le discussioni tra i tre leader si svolgono durante una riunione della Shanghai Cooperation Organization, che vede la partecipazione anche dell’India, rappresentata dal primo ministro Narendra Modi, del Pakistan e di altre nazioni dell’Asia centrale. I leader partecipanti hanno assistito ai Giochi mondiali dei nomadi, un evento dedicato agli sport tradizionali delle popolazioni nomadi.
Particolare attenzione da parte dei media occidentali è stata riservata a Xi, Putin e Pezeshkian. Negli ultimi anni, la Cina si è affermata come il principale partner economico della Russia durante l’invasione dell’Ucraina. Oltre ad assorbire le esportazioni russe, la Cina fornisce alla Russia una varietà di prodotti e componenti, alcuni dei quali sono classificati come dual use, utilizzabili sia nel settore civile che militare, come nel caso dei microchip. L’Ucraina accusa inoltre la Cina di fornire direttamente armi alla Russia.
La Russia, senza questo essenziale supporto cinese, avrebbe faticato significativamente a proseguire la sua invasione. La Cina ha riconfermato l’importanza del sostegno a Mosca: nel 2024, il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, ha affermato in una conversazione privata con l’Alta rappresentante dell’Unione Europea Kaja Kallas che la Cina non poteva permettersi di vedere la Russia perdere la guerra, poiché ciò avrebbe attratto completamente l’attenzione degli Stati Uniti su di essa.
Similmente, anche se in modo più riservato, l’Iran beneficia di un sostegno economico consistente da parte della Cina, che include l’acquisto del suo petrolio.
Questo scenario rafforza l’immagine di Xi Jinping come leader informale di un blocco di nazioni non occidentali. Tuttavia, non si tratta di un blocco coeso o legato da alleanze formali come la NATO. Non esiste nemmeno un’unica organizzazione di riferimento: alla Shanghai Cooperation Organization si affianca il gruppo dei BRICS, con una configurazione di paesi diversa.
Il gruppo è composto da nazioni unite da un interesse comune di contrastare l’egemonia statunitense, ma rimane diviso da rivalità e priorità divergenti. Un esempio è l’India di Narendra Modi, che intrattiene buone relazioni sia con la Cina che con gli Stati Uniti, non mostrano interesse nel schierarsi nettamente.
L’ambiguità della situazione emerge anche nell’atteggiamento di Xi Jinping: la Cina supporta apertamente la Russia e l’Iran, senza però ufficializzarne l’alleanza (formalmente, la Cina mantiene una posizione neutrale sia nel conflitto ucraino che in quello mediorientale). Xi si propone come leader di un potenziale gruppo di paesi non occidentali senza avere alleanze formalizzate. Anche nei rapporti con gli Stati Uniti, la Cina cerca di mantenere un equilibrio: nelle prossime settimane Xi è previsto a Washington per una visita di stato, con l’obiettivo di preservare la fragile tregua raggiunta nella guerra commerciale con i dazi.
In questo contesto, gran parte del rafforzamento e della crescente credibilità della Cina a livello internazionale dipende dall’instabilità e dalle esagerazioni dell’amministrazione Trump, che ha allontanato diversi alleati, inclusi Canada e stati europei, mentre impiega le proprie forze militari in Medio Oriente, distogliendole dall’Europa e dall’Asia. Ciò ha creato opportunità vantaggiose per la Cina.