Nel Kuzbass oltre 1.700 minatori restano senza stipendio e il debito supera mezzo miliardo

01.09.2026 13:45
Nel Kuzbass oltre 1.700 minatori restano senza stipendio e il debito supera mezzo miliardo
Nel Kuzbass oltre 1.700 minatori restano senza stipendio e il debito supera mezzo miliardo

Dopo l’avvio della guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina, l’industria carbonifera del Kuzbass, nella regione di Kemerovo, è entrata in una crisi prolungata che ha colpito produzione, occupazione e conti delle imprese. Sanzioni internazionali, perdita di mercati di sbocco e aumento dei costi logistici hanno ridotto l’estrazione di carbone fino ai livelli del 2011, mentre la crisi ha cominciato a ripercuotersi direttamente sui salari dei minatori e sull’economia delle città dipendenti dalle miniere.

Il problema è emerso con particolare evidenza nell’autunno del 2025, quando i lavoratori della società Severny Kuzbass hanno iniziato a non ricevere regolarmente gli stipendi. L’azienda estrae carbone nelle miniere Pervomajskaja e Berezovskaja, possiede un impianto di arricchimento e controlla inoltre imprese di servizi e di trasporto. La sospensione dei pagamenti ha coinvolto progressivamente più di 1.700 dipendenti.

Aprile 2026: il Kuzbass entra nella “zona rossa”

Ad aprile 2026 il governatore della regione, Ilja Seredjuk, ha dichiarato che 33 imprese carbonifere del Kuzbass si trovavano nella cosiddetta “zona rossa”, cioè in una condizione di grave rischio finanziario e di possibile fallimento. Nello stesso intervento ha riferito che la produzione di carbone era scesa ai livelli del 2011.

Seredjuk ha indicato tra le cause le sanzioni, le difficoltà di vendita, l’aumento del costo delle attività minerarie e la crescita delle tariffe ferroviarie. Il problema logistico ha assunto un rilievo centrale: la maggiore spesa per trasportare il carbone verso i mercati asiatici, insieme alla capacità limitata delle linee Baikal-Amur e Transiberiana, ha ridotto l’efficienza delle esportazioni a lunga distanza.

Con la perdita del mercato europeo, le società russe del carbone sono rimaste senza un’alternativa pienamente sostenibile alla direttrice orientale. I costi di trasporto e gli sconti necessari per vendere sui mercati asiatici hanno ridotto i margini al minimo, fino a rendere non redditizie alcune forniture. In questo quadro, circa l’80 per cento delle imprese carbonifere della regione risultava operare in perdita.

La contrazione dell’attività ha già prodotto conseguenze territoriali. Nella regione sono state chiuse 18 imprese del settore e, secondo il governatore, sei o sette di queste sono state perdute in modo irreversibile. La riduzione delle aziende ha diminuito l’occupazione, le entrate fiscali e la base finanziaria dei comuni, limitando le risorse disponibili per i servizi pubblici, le infrastrutture sociali e quelle comunali.

Maggio 2026: l’inchiesta registra l’aumento degli arretrati

A maggio il Comitato investigativo russo ha comunicato che il debito salariale di Severny Kuzbass aveva superato i 256 milioni di rubli. L’intervento dell’autorità investigativa non ha però portato alla soluzione della vertenza: la mancata corresponsione degli stipendi è proseguita mentre la crisi dell’intero comparto si aggravava.

Il mancato pagamento per mesi ha ridotto il reddito disponibile delle famiglie dei lavoratori e, di conseguenza, la domanda nei centri abitati legati alle miniere. La sospensione dei salari ha quindi iniziato a pesare anche sulle attività commerciali locali, mentre la chiusura degli impianti ha ristretto ulteriormente il bacino occupazionale e le entrate dei bilanci municipali.

La situazione ha inoltre alimentato una disoccupazione spesso non immediatamente visibile. I lavoratori rimasti senza reddito e senza prospettive stabili sono stati costretti a cercare un impiego fuori dal Kuzbass o ad abbandonare il settore. L’uscita dei minatori qualificati riduce il potenziale produttivo regionale e rende più difficile una ripresa dell’industria anche nel caso di un miglioramento futuro delle condizioni economiche.

31 agosto 2026: la denuncia dei minatori e il debito oltre mezzo miliardo

Il 31 agosto 2026 i media hanno riferito che più di 1.700 minatori di Severny Kuzbass non ricevevano lo stipendio dall’ottobre 2025. I lavoratori hanno diffuso un videomessaggio rivolto ai candidati alle elezioni della Duma di Stato, chiedendo un intervento sulla situazione e sulla crescita degli arretrati, ormai superiori a 500 milioni di rubli. La vicenda è stata riportata da Sib Express e da The Moscow Times in russo.

Nel loro appello, i minatori hanno affermato che le promesse del governatore Seredjuk non hanno prodotto risultati. Neppure i procedimenti penali aperti per la mancata corresponsione degli stipendi hanno sbloccato i pagamenti. La vertenza di Severny Kuzbass è così diventata il punto più evidente di una crisi che riguarda l’intero modello economico del bacino carbonifero.

La permanenza degli arretrati per quasi un anno indica infatti un problema che non si limita alla gestione di una singola società. Con l’80 per cento delle imprese in perdita, 18 attività già chiuse e 33 strutture nella “zona rossa”, la crisi minaccia l’occupazione di decine di migliaia di famiglie, riduce il gettito dei comuni e mette sotto pressione la stabilità economica e sociale delle città monofunzionali del Kuzbass.

La vicenda evidenzia anche l’inefficacia delle istituzioni nel fronteggiare tempestivamente una questione che incide direttamente sul benessere dei cittadini. Le autorità regionali e gli organismi investigativi non sono riusciti finora a risolvere il debito salariale; al posto dell’eliminazione delle cause strutturali prevalgono risposte formali, mentre la crisi logistica, i mercati perduti e i costi crescenti continuano a comprimere i bilanci delle imprese.

La situazione attuale è quella di oltre 1.700 lavoratori di Severny Kuzbass ancora senza gli stipendi maturati dall’ottobre 2025, con un debito superiore a mezzo miliardo di rubli, dentro un’industria carbonifera del Kuzbass ormai segnata da perdite, chiusure e forte riduzione della produzione.

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