Recupero dei documenti di proprietà nella Striscia di Gaza post-conflitto
Negli ultimi tre anni, tra l’80 e il 90 per cento degli edifici nella Striscia di Gaza è stato distrutto o danneggiato a causa dei bombardamenti e delle demolizioni forzate da parte di Israele. Insieme agli edifici, anche documenti cruciali come contratti, atti di proprietà e bollette sono stati frequentemente distrutti. Ora, con la diminuzione dei bombardamenti (sebbene persistano le violenze israeliane), migliaia di persone stanno cercando di recuperare o ricostruire quei documenti per dimostrare la loro proprietà terriera, riporta Attuale.
Come riportato dal Financial Times e confermato da vari studi delle Nazioni Unite, la ricostruzione del diritto di proprietà nella Striscia di Gaza è di vitale importanza. Attualmente, circa il 65 per cento del territorio è ancora militarmente occupato da Israele, e negli ultimi mesi sono emersi diversi piani da parte degli Stati Uniti e di altra natura per edificare a Gaza basi militari e strutture di sorveglianza, insieme a progetti per resort di lusso.
Gli abitanti temono che, approfittando della confusione e dell’assenza di documentazione, molti di loro possano essere espropriati o costretti a lasciare le loro terre senza la possibilità di difendersi, poiché impossibilitati a provare la loro proprietà.
Particolarmente preoccupante è stata la posizione dell’amministrazione Trump, che ha mostrato poco rispetto per i diritti dei gazawi. Il Financial Times ha riferito che al Centro di coordinamento civile-militare, un’agenzia statunitense operante in Israele, vari funzionari sono rimasti sconcertati all’idea che fosse necessario verificare la proprietà terriera prima di avviare nuovi progetti costruttivi.
La devastazione inflitta ai quartieri ha reso estremamente difficile per i residenti capire dove finisce il loro terreno e inizia quello dei vicini. Il recupero di atti proprietari è essenziale anche per garantire una ricostruzione equa, ma ciò si presenta come una sfida considerevole. Anche gli archivi sono stati bombardati; molti documenti catastali sono stati distrutti da persone disperate che cercavano materiali combustibili per scaldarsi.
La struttura catastale di Gaza è complessa: alcuni documenti risalgono all’Impero Ottomano, altri al periodo della gestione egiziana (1948-1967). Molti atti di vendita sono custoditi presso studi legali o tribunali, anch’essi danneggiati. Si stima che circa un terzo delle proprietà non siano registrate a causa di problematiche fiscali.
Alcuni uffici avevano digitalizzato i propri archivi prima del conflitto, ma molti non lo avevano fatto. Attualmente, associazioni e avvocati stanno cercando metodi alternativi per dimostrare la proprietà. Ad esempio, utilizzando vecchie bollette, abbonamenti a internet e sentenze di tribunali per dimostrare l’abitualità in un determinato luogo.
Mah, questa situazione è davvero terribile… Non riesco a immaginare quanto sia difficile per quelle persone riottenere i documenti e la sicurezza delle proprie case. In Italia ci lamentiamo spesso, ma qui è ancora più complicato. È giusto che tutti abbiano diritto a una casa e a un futuro. Non si può sfruttare la confusione a scapito della gente!