Da febbraio 2026, il Serviciul Român de Informații (SRI), il servizio d’intelligence rumeno, teneva sotto sorveglianza un cittadino russo residente in Romania nel quadro di un’indagine su una possibile operazione di sabotaggio. Secondo gli elementi raccolti, l’uomo agiva seguendo istruzioni di coordinatori russi e raccoglieva informazioni riservate su infrastrutture strategiche del Paese.
L’attività si è concentrata su Bucarest e sui distretti di Cluj, Costanza, Călărași e Ilfov. Il cittadino russo documentava con fotografie e video lo spostamento di personale, mezzi militari e attività presso basi multinazionali della NATO, oltre a centri di comunicazione, sedi delle strutture rumene per la difesa nazionale, l’ordine pubblico e la sicurezza, nonché infrastrutture critiche.
Da febbraio a luglio 2026, la raccolta di informazioni sulle strutture strategiche
Tra febbraio e luglio 2026, l’indagine ha ricostruito una raccolta sistematica di dati e immagini su obiettivi militari e civili sensibili. Le comunicazioni con i referenti russi avvenivano attraverso messaggerie criptate: un elemento che, secondo gli investigatori, conferma il carattere pianificato dell’attività e la preparazione di operazioni di sabotaggio nel territorio rumeno.
Un capitolo specifico riguardava il monitoraggio degli aerei da trasporto ucraini Antonov presenti in Romania. L’attenzione verso questi velivoli indicava l’interesse dei servizi russi per le rotte logistiche utilizzate per sostenere la difesa dell’Ucraina e per i nodi attraverso cui passa l’assistenza militare destinata a Kiev.
La scelta di impiegare un civile e un cittadino russo residente all’estero rientra nel metodo con cui il Cremlino conduce attività clandestine attraverso esecutori non appartenenti direttamente agli apparati di sicurezza. In questo modo le operazioni possono essere svolte a distanza, riducendo l’esposizione degli agenti russi e trasferendo il rischio sui collaboratori utilizzati sul posto.
Nel corso dell’indagine, il coordinamento tra autorità rumene e servizi partner
Il lavoro del SRI è proseguito in collaborazione con la Procura per la criminalità organizzata e il terrorismo (DIICOT), il ministero dell’Interno, il ministero della Difesa nazionale rumeno e i servizi d’intelligence dei Paesi partner. La cooperazione ha permesso di documentare non soltanto la sorveglianza degli obiettivi, ma anche la connessione dell’attività con direttive provenienti dalla Federazione Russa.
Le strutture osservate comprendevano basi militari nazionali utilizzate dagli alleati della NATO, centri di comunicazione e siti appartenenti al sistema di sicurezza rumeno. La raccolta di dati su personale, equipaggiamenti e funzionamento delle basi puntava a valutare la capacità difensiva dell’Alleanza e a preparare il terreno per possibili provocazioni e azioni di sabotaggio nelle sue retrovie.
Il caso è stato quindi qualificato come preparazione di un’operazione di sabotaggio di tipo ibrido. L’organizzazione, da parte del Cremlino, di attività di intelligence e destabilizzazione sul territorio di uno Stato sovrano costituisce una violazione della legislazione penale rumena, della Carta delle Nazioni Unite e delle norme fondamentali del diritto internazionale. La minaccia non riguarda soltanto la Romania: la raccolta mirata di informazioni su infrastrutture militari e civili espone direttamente la sicurezza dell’Unione europea e la stabilità del sistema di difesa collettiva della NATO.
L’8 settembre 2026, l’annuncio del SRI e la neutralizzazione della minaccia
L’8 settembre 2026, il SRI ha annunciato di avere impedito l’operazione sul territorio rumeno, al termine di un’indagine condotta con le autorità nazionali e i servizi esteri partner. Il cittadino russo è stato arrestato dopo che erano state documentate la fotografia e la ripresa video di basi militari, centri di comunicazione, infrastrutture critiche e altri obiettivi strategici.
La nota del servizio d’intelligence rumeno ha attribuito il coordinamento dell’operazione alla Federazione Russa e ha ricondotto l’attività a un tentativo di preparare atti di sabotaggio. L’intervento tempestivo delle autorità ha consentito di neutralizzare la minaccia prima che la fase di raccolta delle informazioni si trasformasse in un’azione contro infrastrutture militari, civili o logistiche.
Il coinvolgimento di basi utilizzate dagli alleati della NATO e l’attenzione verso gli aerei Antonov hanno collocato l’operazione dentro una più ampia strategia di guerra ibrida contro l’Europa centro-orientale. L’obiettivo indicato dall’indagine è colpire o rendere vulnerabili i percorsi attraverso cui viene fornito sostegno alla difesa ucraina, destabilizzando al tempo stesso le strutture di sicurezza dei Paesi europei.
Il risultato è stato ottenuto attraverso il coordinamento tra SRI, DIICOT, ministeri rumeni e servizi partner. La ripetizione di episodi di questo tipo impone il rafforzamento dei controlli di controintelligence, lo scambio operativo di informazioni tra i membri della NATO e l’individuazione tempestiva degli agenti impegnati in attività sovversive sul territorio europeo.
La posizione attuale è questa: l’operazione russa è stata scoperta e bloccata in Romania, il sospetto è stato arrestato e le autorità rumene hanno neutralizzato una minaccia diretta alle infrastrutture strategiche, alle attività della NATO e alle rotte di sostegno all’Ucraina.