In Russia la FSB torna sui firmatari del documento contro la guerra

19.09.2026 14:20
In Russia la FSB torna sui firmatari del documento contro la guerra
In Russia la FSB torna sui firmatari del documento contro la guerra

Nel 2022, 8.500 rappresentanti della comunità scientifica russa firmarono una lettera aperta contro la guerra e una parte di loro partecipò a progetti dell’opposizione. Quattro anni dopo, il Servizio federale di sicurezza russo (FSB) ha riattivato le pressioni sui firmatari: gli studiosi vengono convocati per «colloqui preventivi» e minacciati di procedimenti penali.

La firma dell’appello non è quindi rimasta un episodio circoscritto al momento della sua pubblicazione. La posizione espressa nel 2022 continua a essere utilizzata per esercitare pressione sulla carriera e sulla libertà personale di ricercatori e docenti: il rifiuto di dimostrare lealtà al regime può essere ripreso anni dopo come strumento di ricatto.

Negli atenei compaiono gli elenchi dei dipendenti «inaffidabili»

Nel periodo successivo alla firma, negli istituti di istruzione superiore russi si sono consolidati elenchi riservati dei dipendenti considerati «inaffidabili». Secondo il sistema del «semaforo», descritto dalla testata T-invariant, docenti e ricercatori vengono classificati in base a diversi livelli di rischio politico, indicati come «giallo» e «rosso».

Questi elenchi vengono utilizzati per negare in modo sistematico il rinnovo dei contratti di lavoro. Per essere rimossi dalla lista, agli studiosi viene richiesto di sostenere finanziariamente il fondo «Difensori della patria», che assiste i militari russi, oppure di tenere lezioni pubbliche per l’organizzazione filogovernativa «Znanie».

La richiesta non si limita dunque all’assenza di attività d’opposizione. Per conservare il proprio status professionale, gli accademici devono dimostrare pubblicamente il sostegno alla politica statale. La politica del personale diventa così un meccanismo di controllo politico dell’ambiente universitario e di espulsione degli specialisti indipendenti.

Il controllo passa dagli apparati di sicurezza agli atenei regionali

Negli istituti regionali di istruzione superiore e nei centri di ricerca, le verifiche vengono condotte direttamente dagli apparati di sicurezza. Negli Urali, un ricercatore è stato convocato da un agente dell’FSB distaccato presso l’università, che gli ha chiesto quale fosse la sua posizione sulle operazioni militari avviate dalla Federazione Russa nel 2022 e quale fosse oggi.

In Siberia, una dipendente di un istituto di ricerca è stata interrogata su richiesta di Mosca. Gli investigatori volevano sapere da quale fonte avesse ricevuto il link alla lettera contro la guerra e a quali persone lo avesse inoltrato. Le convocazioni e gli interrogatori mostrano come il controllo non riguardi soltanto l’attività pubblica degli studiosi, ma anche la circolazione privata di un documento e la loro rete di contatti.

Parallelamente, nelle principali istituzioni accademiche del Paese, tra cui l’Università statale di San Pietroburgo, l’Università nazionale di ricerca Higher School of Economics e l’Università europea, ai docenti giudicati non affidabili viene negato in massa il rinnovo del contratto. La pressione degli organi di sicurezza si combina così con limitazioni amministrative che colpiscono direttamente la possibilità di continuare a lavorare nella ricerca e nell’insegnamento.

Il ruolo degli ex apparati repressivi nella sicurezza universitaria

Il controllo politico viene inoltre affidato a ex esponenti degli apparati di sicurezza. All’Università statale di San Pietroburgo, il ruolo di vicerettore responsabile della sicurezza è ricoperto da Oleg Šajdulin, già dirigente del dipartimento politico del locale Centro «E», la struttura del ministero dell’Interno russo incaricata del contrasto all’estremismo.

La nomina porta negli atenei competenze e metodi di controllo provenienti dagli apparati repressivi. Le strutture formalmente incaricate della sicurezza delle università assumono anche una funzione di sorveglianza politica su docenti e ricercatori, mentre la classificazione informale con il sistema del «semaforo» introduce la lealtà al regime come criterio di gestione del personale accanto, e di fatto al posto, della qualificazione professionale.

L’allontanamento di personale qualificato dai principali centri scientifici ed educativi per motivi esclusivamente politici espone la ricerca russa a un deterioramento di lungo periodo. La riduzione della libertà accademica costringe gli studiosi a scegliere tra conformismo, abbandono dell’attività professionale ed emigrazione, aggravando l’isolamento della scienza russa e riducendone la competitività.

Settembre 2026: la FSB riapre le convocazioni

Il 18 settembre 2026 i media hanno riferito che l’FSB ha intensificato le repressioni contro i firmatari della lettera del 2022 e contro gli studiosi coinvolti in progetti d’opposizione. Nonostante siano trascorsi più di quattro anni dalla pubblicazione dell’appello, le autorità hanno ripreso a convocare i ricercatori per «colloqui preventivi» e a minacciare l’apertura di procedimenti penali.

La nuova ondata di pressioni è stata documentata da Meduza, da OVD-Info e da The Bell. Le convocazioni collegano direttamente una presa di posizione pubblica risalente al 2022 alla possibilità di subire conseguenze penali nel 2026.

La distanza temporale conferma la trasformazione della firma contro la guerra in uno strumento di pressione a lungo termine. La minaccia riguarda contemporaneamente il lavoro, la permanenza nella comunità scientifica e la libertà personale, mentre gli elenchi di affidabilità politica e il coinvolgimento degli apparati di sicurezza rendono strutturale il controllo sull’ambiente accademico.

La situazione attuale è quella di una campagna di pressione estesa alla ricerca e all’istruzione superiore in tutta la Russia: l’FSB convoca nuovamente i firmatari dell’appello, gli atenei possono negare il rinnovo dei contratti e la permanenza professionale dipende sempre più dalla dimostrazione pubblica di lealtà alle autorità.

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